LA VULVODINIA: UN INSOPPORTABILE DOLORE INTIMO FEMMINILE

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La Vulvodinia  (o meglio la sindrome dolorosa vulvare) è un fastidio (o dolore) vulvare cronico che apparentemente non ha cause obiettive identificabili, che compare spontaneamente o è provocato da stimoli assolutamente lievi e innocui che non giustificano il fastidio percepito dalla donna!

Sino a pochi anni fa i medici pensavano che la vulvodinia non fosse una malattia reale, ma un’alterazione di natura psicosomatica, correlata a stati di ansia e stress! Per questo motivo le pazienti stesse, che non si sentivano capite, erano riluttanti a parlare dei propri sintomi che spesso venivano considerati solo frutto di fantasia, e la diagnosi veniva posta molto raramente. Ancora oggi non viene riconosciuta in molte donne…

SE AVVERTI:

  • Bruciore vulvare (come di una sigaretta o di un acido corrosivo sulla vulva) che può arrivare all’ano o al clitoride e all'uretra,

  • sensazione di calore anomalo

  • Irritazione, come se ci fosse una abrasione, sino ad arrivare alla presenza di microtagli o tagli veri e propri (soprattutto alla forchetta posteriore dopo i rapporti),

  • Sensazione di spilli che entrano nella mucosa,

  • Scariche elettriche o spasmi in vagina,

  • Bruciore uretrale,

  • Bruciori vulvari che vanno e vengono,

  • fastidio o sensazioni anomale del clitoride

  • Sensazione come di avere un livido interno,

  • Impossibilità di avere i rapporti per il dolore alla penetrazione, all'ingresso della vagina in basso (forchetta), 

  • Sensazione di estrema secchezza, prurito, gonfiore o fastidio generalizzati,

  • continua sensazione di prurito o di irritazione in un punto della vulva, ma all'osservazione non si evidenzia mai nulla

  • Dolore che aumenta stando seduta, magari stando in macchina a lungo

POTRESTI AVERE UNA VULVODINIA! 

(i sintomi su riportati sono stati estratti dall'anamnesi di mie pazienti che hanno vulvodinia)

VEDI ANCHE VULVODINIA: LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA


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Facciamo un po’ di chiarezza…vulvar_anatomy

La vulva è la parte esterna dell’organo genitale femminile. E’ composta da più parti che comprendono: le piccole labbra, il clitoride, il vestibolo e l’introito (ingresso) vaginale.

Nella Vulvodinia la localizzazione, la costanza e la severità dei sintomi sono estremamente variabili. Può essere spontanea, ovvero senza una causa scatenante, oppure provocata, cioè causata da alcune situazioni scatenanti, tipo il rapporto sessuale o l'uso di assorbenti ecc.

vedi anche classificazione della vulvodinia

La Vulvodinia può essere generalizzata.

what_is_vulvodynia2In questi casi i sintomi sono presenti in tutta la vulva (possono essere localizzati in qualsiasi area innervata dal nervo pudendo). Il dolore vulvare può essere costante o saltuario, spontaneo o scatenato da un leggero stimolo come uno sfioramento o una pressione. A volte il bruciore vulvare interessa la cute perineale e si accompagna a disturbi rettali, uretrali e spasmo dei muscoli del pavimento pelvico. Spesso non sono presenti segni di eritema (arrossamento).

La Vulvodinia può essere localizzata

what_is_vulvodynia1E' la forma più frequente e prende il nome dalla zona in cui è presente il dolore (vestibolodinia, clitoridodinia ecc.). Il dolore vulvare, spontaneo o provocato, è localizzato nella maggior parte dei casi nel vestibolo, la zona che circonda l’apertura della vagina, che può essere sede di eritema di vario grado a causa dell'infiammazione. Il fastidio spesso è rappresentato da una sensazione di bruciore vulvare, e compare dopo uno sfregamento o una pressione, come durante il rapporto sessuale.

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VEDI ANCHE ANATOMIA E NEUROLOGIA DELLA VULVA E DEL PAVIMENTO PELVICO

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GLI INCREDIBILI SINTOMI DELLA VULVODINIA!

images (5)Nella Vulvodinia i sintomi (dolore, bruciore cronico, dolore puntorio ecc.) durano da più di tre mesi,  possono comparire spontaneamente senza nessuna causa apparente, oppure al minimo sfioramento, inserendo un tampone vaginale, facendo jogging, andando in bicicletta o semplicemente camminando. A volte la donna non riesce neanche a stare seduta e ha sollievo solo stando distesa a letto, al caldo, a gambe divaricate e senza indumenti intimi.

I fastidi possono variare durante la giornata e tendono a peggiorare la sera, in vicinanza della mestruazione, con il freddo e l’umido e in periodi di maggiore stress psicologico.

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Il rapporto sessuale è dolorosissimo per la donna affetta da vulvodinia! E frequentemente, dopo i rapporti, compare disuria (difficoltà a urinare) e bruciore urinario senza l’evidenza clinica e microbiologica di una cistite.

La particolare intensità dei sintomi, il coinvolgimento della vita affettiva e sessuale, l’alterazione globale della qualità della vita possono condurre la donna con vulvodinia a forti stati depressivi.

La vulvodinia può avere delle comorbilità

ovvero essere associata ad altre sindromi) ed essere associata alla vescica dolorosa (dalle cistiti ricorrenti post coitali alla cistite interstiziale), alla sindrome del colon irritabile, o alla fibromialgia (con dolorabilità alla palpazione dei 18 punti della sindrome fibromialgica.

vedi anche la diagnosi della vulvodinias

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LE CAUSE

La Vulvodinia è una sindrome dolorosa complessa multifattoriale, che si manifesta con sintomi molto vari, e i medici ancora non hanno la certezza di quali siano le cause esatte.

L’IPERATTIVAZIONE DEL MASTOCITA, L’IPERATTIVAZIONE DEI MECCANISMI CENTRALI DEL DOLORE E L’IPERTONO DEL MUSCOLO ELEVATORE DELL’ANO,

Si ipotizza che il meccanismo patogenetico venga innescato da una condizione infiammatoria ripetuta (cistiti e vaginiti recidivanti, la candida vaginale, irritazioni da sostanze chimiche, irritazioni meccaniche come sfregamenti, microtraumi ripetuti da attività sportiva troppo intensa, spinning, step, trattamenti terapeutici invasivi, rapporti sessuali, contratture croniche dei muscoli pelvici da stress, stipsi cronica, emorroidi e ragadi anali, interventi ginecologici come l'episiotomia o laserterapia)  che ad un certo punto si svincola dalla causa che l’ha generata e continua ad agire cronicamente.

vulvar_anatomy_2L’infiammazione cronica, provocata dalle condizioni descritte, produrrebbe l’aumento eccessivo e incontrollato dei mastociti (cellule mediatrici del processo infiammatorio) e delle sostanze pro-infiammatorie. L'iperattivazione dei mastociti aumenta ulteriormente l'infiammazione e la svincola dai meccanismi che l'hanno causata. L'iperattivazione dei mastociti causerebbe inoltre la proliferazione eccessiva e disordinata delle terminazione libere del nervo pudendo (nervo che innerva il perineo e pavimento pelvico).  Questa crescita irregolare delle fibre nervose, associata alla loro superficializzazione, sarebbe la causa dell’iperalgesia (allodinia) e dell’automantenimento del dolore presente nella Vulvodinia (dolore neuropatico). 

La vulvodinia è associata inoltre molto spesso alla contrattura del muscolo elevatore dell’ano images (6)(uno spasmo del piano muscolare  del pavimento pelvico che circonda la vagina, la vulva e il retto), che può essere primaria, quindi preesistente e causa della vulvodinia, oppure secondaria, quindi provocata dal dolore vulvare (che a sua volta, in un circolo vizioso, provoca vulvodinia). L'iter di comparsa di questi disturbi non è sempre univoco, ma può essere completamente invertito, iniziando con la contrattura del pavimento pelvico ed esitando nell'infiammazione cronica.

Nelle pazienti affette da Vulvodinia esisterebbero alcuni fattori predisponenti, quali una maggiore suscettibilità, su base genetica, alle infiammazioni croniche del vestibolo, al dolore cronico generalizzato, all'iperreattività del sistema muscolare locale, alle infezioni vulvovaginali, in particolare alle micosi. Un ruolo importante ha anche la carenza ormonale che compare in menopausa. Possono essere presenti fattori psicogeni predisponenti quali traumi psichici, abusi fisici o sessuali,  traumi affettivi.

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LA DIAGNOSI

Primo passo! Nel sospetto di Vulvodinia è importante escludere la presenza di infezioni vulvovaginali clinicamente significative, facendo dei tamponi cervico-vaginali completi. Altrimenti non è possibile escludere che i sintomi siano causati da infezioni vaginali croniche. Ricordiamoci che la diagnosi di vulvodinia può essere fatta quando si escludono le altre cause organiche che provocano disturbi vulvari: cistiti e vaginiti, dermatiti, patologie neoplastiche e altre patologie neurologiche.

La diagnosi si effettua toccando delicatamente alcuni specifici punti della zona

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test del cotton fiock per valutare il dolore vulvare

vestibolare con la punta di un cotton fiock (Test di Friedrich). Questi contatti provocano una sensazione di dolore o bruciore vulvare esagerati. E' inoltre molto importante evidenziare:  dolore evocato da modesta pressione; dolore alla pressione dei trigger points laterali dell'elevatore dell'ano in vagina (da contrazione algica del pavimento pelvico).

vedi anche il questionario di valutazione della vulvodinia

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PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE LA DIAGNOSI IL PRIMA POSSIBILE?

Non potete immaginare quante donne abbiano sintomi da vulvodinia e non ne siano consapevoli! E nessuno ha spiegato loro la causa di tutti i disturbi che avvertono...

La vulvodinia colpisce fino al 18% delle donne, anche se la percentuale potrebbe essere sottostimata. Gli studi scientifici affermano che l’età di insorgenza è giovanile, usualmente nella terza e quarta decade della vita.

In realtà ho visitato donne con vulvodinia che avevano dai 16 anni ai 67! Con i sintomi più vari e insidiosi che può interpretare solo chi conosce bene questa patologia.

E' IMPORTANTE LA TEMPESTIVITA'  DELLA  DIAGNOSI PERCHÉ LA VULVODINIA TENDE A CRONICIZZARE,

se non viene diagnosticata in tempo e se non viene sottoposta a trattamento.

GUARIRO’ MAI?

painSi, guarire è possibile. Ci vuole molta forza, costanza, determinazione e….. un buon medico!

La terapia è multimodale, poichè deve correggere i vari meccanismi patogenetici coinvolti che hanno scatenato i sintomi.  Non esiste quindi un protocollo standard  per curare la Vulvodinia ma la terapia va personalizzata e regolata secondo un feedback continuo tra medico e paziente.

La terapia mira a ridurre l’iperattività del mastocita, a modulare l'eccessiva risposta al dolore, a rilassare i muscoli del pavimento pelvico, curare le disfunzioni psicologiche della sindrome dolorosa.

I presidi terapeutici più importanti sono:

  • Eliminare ogni fattore potenzialmente irritante che possa causare bruciore vulvare (prevenire vaginiti e cistiti, evitare step, spinning, bicicletta, rapporti ecc.)

  • Consigliare adeguate norme igienico-comportamentali (evitare pantaloni stretti, biancheria sintetica, perizoma ecc.). Può essere consigliata una biancheria in maglina di seta naturale medicata che ha una azione antiinfiammatoria e antimicotica/antibatterica.

  • Effettuare un dieta a basso contenuto di ossalati per eliminare il loro effetto irritante

  • Usare sempre un lubrificante durante i rapporti

  • Usare farmaci che riducano l'iperattività del mastocita (Palmitoiletanolamide,  acido alfa-Lipoico, acidi omega3, Flower pollen extract, gel antiinfiammatori locali)

  • Utilizzare farmaci che blocchino le vie nervose del dolore:

    • Antidepressivi Triciclici (es.amitriptilina)

    • Anticonvulsivanti (es.gabapentina)

    • Antidepressivi SSNRI (es. venflaxina)

  • Utilizzare farmaci miorilassanti antispastici (es. Baclofene)

  • Elettrostimolazione Antalgica (Tens)

  • Trattamento dei Trigger Points dolorosi sec. il Protocollo di Standford

  • TECAR TERAPIA del pavimento pelvico

  • Infiltrazioni sottomucose vestibolari di cortisonici+anestetici locali

  • Tecniche di blocco del Nervo Pudendo 

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale

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INTERNATIONAL SOCIETY FOR STUDY OF VULVOVAGINAL DESEASE https://www.issvd.org/

NATIONAL VULVODYNIA ASSOTIATION https://www.nva.org/

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UNA MALATTIA CHIAMATA DOLORE PELVICO CRONICO

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dolore pelvicoCi sono donne che hanno dei fastidi della zona pelvica veramente insopportabili!  …Sono dei dolori viscerali, dei bruciori vulvari che si irradiano alla vescica,  che non permettono di stare seduti tranquillamente perchè il peso sul perineo provoca uno spasmo, avere un rapporto neanche a pensarci, solo l'idea del dolore vulvare fa raggomitolare le gambe in un atteggiamento di protezione..... che possono coinvolgere tanti organi con un effetto di sommazione, la vescica, l’uretra, la vagina, la vulva, l’ano, il retto, il perineo ecc.. Partono da un singolo punto ma si diffondono, si allargano, vanno e vengono a ondate….E questi dolori fanno stare veramente male, danno un malessere, in un modo speciale, un male che ti prende il cervello e che senti che non ti dà scampo…che ti leva l’equilibrio della vita. Si vive nell’attesa timorosa della ricomparsa del dolore… basta, lasciami in pace!...Ma cosa sta succedendo?

Ma come si fa a trovare un'unica causa a sintomi che possono essere così diversi, che originano da organo ma si manifestano in un punto lontano?

E’ DIFFICILE FARSI CAPIRE DAGLI ALTRI SE NON È CHIARO NEANCHE A ME COSA MI STA CAPITANDO!cause dolore pelvico

Infatti è proprio l’assenza di una riconoscibile alterazione che rende questa “malattia” così difficile da capire, da classificare, da diagnosticare! La tentazione più frequente è di cercare di dare frettolosamente un nome a questo dolore, sotto le voci più comuni e rassicuranti, malattie comprensibili e curabili tipo cistite, vaginite, strappi muscolari, colite e pertanto imbottirsi di antibiotici, antimicotici, antispastici o antidolorifici!

Perché viene questo dolore? COSA E’ QUESTO DOLORE? Le visite specialistiche generalmente non mettono in evidenza condizioni patologiche chiare. E non c’è niente di peggio di un nemico a cui non sai dare un nome, che non sai quando e come ti attaccherà, che non sai come descrivere. Guardare gli occhi increduli del medico che ti ascolta, e che non trova nulla di alterato nel tuo corpo! Non ci sono rossori, né tagli, né ragadi, nè perdite, né infezioni, né tumori, né, né…..

diagnosi dolore pelvicoEcco, è il né, né, che deve insospettirci!!

E’ proprio l’assenza di evidenti cause che deve spingerci a sospettare la causa primaria di tutto ciò! E infatti il primo passo verso la diagnosi si fa cominciando a capire che dietro questa sfaccettata e variegata serie di sintomi spesso c’è un unico movente….

IL DOLORE PELVICO CRONICO

QUALI SONO I SINTOMI PIÙ TIPICI DEL DOLORE PELVICO CRONICO?

COS’E’ IL DOLORE PELVICO CRONICO?

Il DOLORE PELVICO CRONICO (DPC) è un fastidio cronico o persistente, percepito nell’area pelvica, che dura da più di 6 mesi. E’ una condizione di difficile inquadramento e poco compresa, in cui spesso non è possibile identificare alcuna patologia pelvica organica. I sintomi possono essere vescicali, uretrali, sessuali, intestinali, ginecologici e del pavimento pelvico; possono essere sia spontanei che provocati, spesso sono rappresentati da una ipersensibilità accentuata; l’intensità e la diffusione dei disturbi possono modificarsi nel tempo.

L’ipotesi attualmente più accreditata è che il DPC sia dovuto alla concomitanza di più situazioni algogene pelviche, viscerali, muscoloscheletriche e neuropatiche.  La sua prevalenza nella popolazione femminile adulta è del 17%. Sebbene sia più frequente nel periodo della fertilità, l’intensità del dolore pelvico cronico aumenta drammaticamente in menopausa.

QUALI POSSONO ESSERE LE CAUSE DI DOLORE PELVICO CRONICO?

Le cause scatenanti il dolore pelvico cronico nella donna possono essere veramente molteplici: endometriosi, infezioni pelviche, tumori maligni, interventi per il prolasso e l'incontinenza, interventi per riparare i danni da parto ecc.; ma almeno il 30% dei casi di dolore pelvico cronico rimane senza causa apparente!

IL MECCANISMO DEL DOLORE PELVICO

Perchè dolore pelvico

Il dolore fisiologico (nocicettivo) nasce, nella maggior parte dei casi, dalla stimolazione delle terminazioni nervose sensoriali presenti negli organi viscerali, attivate dallo stimolo doloroso. Con una descrizione molto sintetica diciamo che, seguendo le fibre sensitive del nervo periferico mediante ulteriori fasci nervosi ascendenti, lo stimolo arriva sino alla corteccia cerebrale e il dolore viene percepito dall’individuo.

Il dolore acuto nocicettivo è pertanto una esperienza utile e protettiva, finalizzata ad allertare il corpo sulla presenza di stimoli pericolosi o potenzialmente tali, presenti nell’ambiente o nell’organismo stesso.

Sin qui è tutto normale.

QUANDO IL DOLORE PELVICO DIVENTA CRONICO...

Tuttavia, quando la causa stimolante il dolore e l’infiammazione tissutale persistono a lungo, può avvenire il passaggio da dolore acuto fisiologico a dolore cronico. Il dolore cronico non rappresenta la sola estensione temporale del dolore acuto ma va considerata una risposta da mal adattamento al dolore. IL DOLORE DIVENTA ESSO STESSO UNA MALATTIA!

L'IPOTESI DELL'IPERATTIVAZIONE MASTOCITARIA

COME ACCADE TUTTO CIO'? 

Recenti studi hanno documentato che la stimolazione dei nocicettori è provocata dall'infiammazione locale dei tessuti legata all’attivazione di alcune cellule dette mastociti, principali mediatrici del processo infiammatorio.

IPERATTIVAZIONE MASTOCITARIA e dolore pelvicoA livello pelvico, i mastociti possono essere resi operanti da una ampia serie di cause come infezioni ripetute (Candida, Escherichia Coli, Chlamydia, Ureaplasma ecc.), traumi fisici o chimici (laser, bruciature), traumi derivanti dal rapporto sessuale (micro abrasioni), dal parto (episiotomia), attività sportiva troppo intensa, contratture croniche dei muscoli pelvici da stress, stipsi cronica, emorroidi e ragadi anali, ecc.. 

L’attivazione dei mastociti determina la liberazione di sostanze mediatrici dell’infiammazione (istamina, bradichinina, fattori vasoattivi) che causano il bruciore, il dolore, il calore, l’edema e la lesione funzionale del tessuto coinvolto.  Inoltre sono in grado di aumentare l'eccitabilità delle fibre nervose sensoriali e di amplificare i meccanismi del dolore. In particolare, la liberazione del Nerve Growth Factor (NGF), stimola la crescita delle fibre nervose che dalla periferia arrivano al midollo spinale. Nel dolore pelvico cronico si osserva una iperattivazione mastocitaria e una concentrazione di NGF altissime, fino a 50 volte i cos'è l'iperattivazione mastocitaria valori normali. La grande concentrazione del NGF da una parte provoca un’esagerata crescita, superficializzazione e arborizzazione delle terminazioni sensitive del nervo pudendo, responsabile di gran parte della innervazione della zona pelvica, aumentandone le connessioni con le vie nervose ascendenti. Dall’altra stimola la ulteriore degranulazione dei mastociti con ulteriore aumento del NGF, in un circolo vizioso autoperpetuantesi. La conseguenza è che dal neurone si genera un segnale nervoso molto più potente e persistente.

Il dolore muta da nocicettivo a dolore neuropatico!

L’eccessivo incremento e aumento delle terminazioni nervose e delle vie ascendenti conduce ad un aumento della percezione dolorosa, alla iperalgesia diffusa e all’ampliamento delle aree di dolore spontaneo tipiche del dolore neuropatico (sensibilizzazione periferica). La soglia del dolore si abbassa per cui si avverte dolore anche in caso di stimolazioni normalmente non dolorose (allodinia).

sensibilizzazione centrale e dolore pelvicoA tutto ciò si aggiunge un meccanismo di sensibilizzazione centrale. L'incremento dei segnali del dolore e la persistenza del loro arrivo al cervello concorrono alla riduzione della soglia centrale del dolore, creando una via preferenziale in cui lo stimolo doloroso periferico si amplifica e tende a persistere anche quando lo stimolo primario che l’ha provocato scompare, divenendo indipendente e dando luogo alla cronicizzazione del dolore.

Il dolore neuropatico è pertanto un dolore patologico, attivato anche da stimoli dolorosi di lieve entità, senza più una funzione protettiva, generato senza che ci sia stata la necessaria stimolazione dei nocicettori periferici. Rappresenta quindi un’alterazione patologica dell’elaborazione del dolore, causata da un danno al sistema nervoso. 

L'IPOTESI DELL'IPERTONO DEI MUSCOLI DEL PAVIMENTO PELVICO

IPERTONO DEI MUSCOLI DEL PAVIMENTO PELVICOQuesta ipotesi suggerisce che i sintomi del dolore pelvico cronico nascano da un "mal di testa nella pelvi"! Cioè da un tensione muscolare cronica, che è il tipico fattore scatenante del classico mal di testa.

La maggior parte dei casi lo spasmo del pavimento pelvico inizia a causa della tendenza esagerata di alcuni soggetti a focalizzare nella zona pelvica una condizione di tensione. Questa tensione può essere mentale o fisica. Può essere dovuta all'impatto di un forte stress, oppure la concomitanza di più situazioni di stress minore. Una volta attivato lo stress, l'ansia e l'atteggiamento istintivo di iperprotezione dell'area pelvica alimentano il dolore e lo stato disfunzionale, in un circolo vizioso autoperpetuantesi.

I muscoli del pavimento pelvico sono strutture dinamiche, che passano dall'attivazione al rilassamento e viceversa durante tutto il giorno. Quando sono in fase di rilassamento le cellule muscolari si rigenerano, vengono ossigenate e nutrite in modo appropriato. I muscoli del pavimento pelvico non sono fatti per essere continuamente contratti.  Quando si instaura uno stato contrazione troppo protratta, tendono ad accorciarsi e indolenzirsi. Immaginiamo di tenere una mano chiusa a pugno per un'ora: diventerà di colore bluastro a causa dell'interruzione del flusso sanguigno e comincerà a indolenzirsi. Ora immaginiamo di tenerla contratta per una settimana, o per un mese costantemente, 24 ore al giorno, o per un anno. Quando alla fine apriremo il pugno, cosa succederà? Ci saranno fastidi, il dolore, spasmo, l'incapacità di muovere le dita. Sarà necessario sicuramente muoverle piano piano, massaggiare i muscoli, stirare ciascun dito recuperare la funzione e dare sollievo dal grande stato di contrazione precedente. Ma soprattutto sarà indispensabile non cominciare a contrarre i muscoli di nuovo per non reinnescare il meccanismo di sofferenza precedente. Similmente, lo stato di contrazione cronica del pavimento pelvico riduce il flusso sanguigno dell'area pelvica, instaura un ambiente inospitale e dannoso, crea delle zone di dolore localizzato nei muscoli perineali.  Si realizza una condizione di infiammazione cronica del nervo pudendo, dei i vasi e di tutte le strutture anatomiche che attraversano la pelvi. Lo spasmo cronico dei muscoli perineali gradualmente conduce alla cronicizzazione dei sintomi dolorosi pelvici. Il segno clinico più costante si osserva con la visita ginecologica, durante l'esplorazione vaginale e rettale, in cui la palpazione del diaframma pelvico evidenzia l'ipertono muscolare e genera un forte dolore in zone localizzate chiamate trigger points. 

IN CONCLUSIONE, IL DOLORE PELVICO CRONICO È CARATTERIZZATO DA UNA IPERPERCEZIONE DEL DOLORE, DA UN ATTEGGIAMENTO DI DIFESA CHE PROVOCA LO SPASMO DEI MUSCOLI PELVICI E DALL'ALTERAZIONE DELLA SOGLIA SISTEMICA DEL DOLORE.

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LE SINDROMI DEL DOLORE PELVICO CRONICO

LE SINDROMI DEL DOLORE PELVICO CRONICO (SDPC) sono costituite dalla combinazione dei vari sintomi associati al dolore pelvico cronico, che sono presenti quando non ci sono segni di infezioni o altre patologie locali che possano esserne la causa. 

Le più frequenti sono la sindrome della vescica dolorosa o cistite interstiziale, la sindrome dolorosa vulvare o vulvodinia, la sindrome dolorosa perineale.

la sindrome dolorosa vulvare o vulvodinia,Il termine “sindrome” indica già che, sebbene esista un meccanismo scatenante periferico, la neuromodulazione del sistema nervoso centrale può essere il fattore più importante.

La percezione del dolore nella SDPC può essere focalizzata su un singolo organo, su più organi o essere anche associata con sintomi sistemici, come la Sindrome da stanchezza cronica o la Fibromialgia. E’ spesso collegata a un vissuto cognitivo, comportamentale, sessuale ed emozionale alterati.

Le sindromi associate al dolore pelvico cronico presentano una elevata comorbilità. Il 40-60% delle donne con sindrome del colon irritabile manifestano anche sintomi di cistite interstiziale e il 26% delle donne con cistite interstiziale manifesta sintomi di vulvodinia.

Poichè l’incremento dei segnali del dolore e la persistenza del loro arrivo al cervello concorrono alla riduzione della soglia centrale del dolore, questo può spiegare la crescente centralità del dolore nella vita delle persone affette dal dolore pelvico cronico, l’instaurarsi di un circolo vizioso di depressione, ansia, paura del dolore, incapacità di affrontare i propri problemi quotidiani, alterazione della vita di relazione, rifiuto del rapporto sessuale per paura del dolore.

A questo punto il dolore è diventato una sindrome autonoma, con pesante impatto sulla vita di relazione e sugli aspetti psicologici e sociali  della vita della donna.

conseguenze dolore pelvico

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