LA DONNA E IL SUO SILENZIO

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Consigli per le donne sulla separazione consensuale e giudiziale dei coniugi.

Avv. Cristiana Palumbo

Sono tanti i motivi che inducono una coppia a separarsi, sia in maniera consensuale che giudiziale.

Tra i motivi più ricorrenti che lamentano i coniugi che intendono separarsi c’è la mancanza tra loro di un’intesa sessuale.

Purtroppo, accade che i coniugi trascurino il fatto che tutto possa trarre origine da un problema personale del quale sono inconsapevoli, come l’anorgasmia (incapacità a raggiungere l’orgasmo) o dolori durante il rapporto, e fraintendono tale doglianza in una non “corrispondenza di amorosi sensi”.

Molto spesso la prima a capirlo è la donna,

ma interviene quando la coppia è ormai irrimediabilmente minata o persino già divisa, e si affligge per il suo silenzio e per non aver esternato al compagno di non avere mai provato quelle pulsioni naturali e reazioni appaganti nel rapporto sessuale.

Tale silenzio può anche trarre origine dal pudore di affrontare ancora oggi questo argomento o dalla paura di perdere il legame affettivo con il marito, ma il più delle volte la donna non tende a credere che il problema possa annidarsi in una patologia all’apparato genitale di cui lei è inconsapevole. Tutto ciò la porterà a limitare, o peggio ad evitare i contatti intimi con il coniuge per non provare disagio personale, ingenerando in questi la percezione di non essere desiderato per mancanza di attrazione fisica nei suoi riguardi.

Giunti al punto di non avere più rapporti sessuali, il marito non si sentirà “uomo” all’interno della coppia. La sua frustrazione aumenterà per il desiderio inappagato di attenzioni e di più rapporti intimi, spesso non assecondato dalla moglie in richieste e desideri per lei imbarazzanti. E, se non soddisfatto, cercherà altrove ciò che non può avere in casa e nel suo matrimonio.

E’ in quell’occasione che il compagno commette più spesso adulterio, pensando di essere una vittima, laddove le vittime sono entrambi i coniugi. 

L’uomo che per natura preferisce l’azione al dialogo, cercherà e troverà un’altra consolazione esaudente, avvalendosi della “freddezza” della moglie come causa del fallimento del matrimonio,

sostenendo a sua discolpa che non si adempiva ai doveri coniugali perché l’affectio maritalis era ormai da tempo svanita e tutto ciò solo per giustificare un suo tradimento; quando in realtà bastava che l’uomo fosse più attento all’indole muliebre, per cogliere il frutto del disagio e aiutare la donna a sanarlo.

In tal modo, la donna rischia di subire una separazione giudiziale con addebito, in aggiunta all’adulterio sofferto, inconsapevole del fatto che forse i problemi di coppia traggono origine proprio dal compagno o da patologie latenti di carattere sessuale che non sapevano di avere.

Atteso che ad oggi è difficile trovare nei coniugi la volontà di recuperare un matrimonio per farlo risorgere, per tutelare la donna è necessario che si comprenda l’origine clinica o psichica di tale ritrosia sessuale, per difendersi dall’accusa di essere colpevole dell’unione infranta ed anzi ritorcere sul compagno l’addebito per non averla assistita nel ricercare e curare eventuali patologie.

Intervenire per tempo potrà salvare la coppia ed evitare una divisione; diversamente sarà comunque un aiuto ad affrontare una separazione con maggiore consapevolezza.

Il procedimento per separazione può essere proposto in due modi: in via consensuale ed in via giudiziale.

Il processo per separazione consensuale è proposto da entrambi i coniugi che chiedono l’omologazione di un accordo tra loro perfezionato, contenente le condizioni da loro stessi dettate ed approvate ed il procedimento si celebra e conclude in un’unica udienza.

Al contrario, quando non vi è un accordo, viene proposto il procedimento per via giudiziale da uno solo dei coniugi chiedendo anche “l’addebito”, vale a dire l’imputazione all’altro consorte della colpa del tracollo del matrimonio. Se è il marito che richiede una separazione giudiziale, il rischio è che la moglie, che in genere ha un reddito più debole, non si veda riconoscere l’assegno di mantenimento e possa subire un successivo processo in sede civile per il risarcimento danni. 

Ovviamente questo procedimento è caratterizzato dalla conflittualità anche estrema tra i coniugi, ed è strutturato in un vero processo con documenti da produrre e testimoni da ascoltare a prova e a discolpa delle parti.

E’ per la natura di tale processo che è fondamentale ricorrere ad un’assistenza completa per la donna, composta da documentazione medica, psicologica e legale, per consentirle una difesa tale da contrastare le richieste avversarie e veicolare tutti gli elementi a sua difesa, per ottenere un rigetto della domanda giudiziale proposta dal marito, oppure per una conversione del giudizio in separazione consensuale, raggiungendo un accordo pro bono pacis a vantaggio di tutti.

Le motivazioni che inducono una coppia a separarsi sono molteplici, ma l’elemento comune che equipara tutti i procedimenti di questo tipo è il trauma che entrambi i coniugi, seppur in maniera differente, provano per questo radicale cambiamento di vita che va aldilà del processo, perché ferisce l’animo umano e li trasforma in persone diverse da com’erano quando si sentivano legati, forse anche protetti, dal legame matrimoniale.

È lì che la donna deve essere più forte a combattere, usando le sue “armi” oltre che per difendersi, anche per aiutare il proprio legale a trovare per lei la più giusta e serena soluzione del caso, più confacente alla sua indole, in ossequio a tutte le sue esigenze, oltre che per riscattare eventuali offese morali da lei subite …. anche in silenzio. 

                                                   Avv. Cristiana Palumbo 

   Avvocato matrimonialista 

 avv.cristiana.palumbo@gmail.com 

 

 

ANATOMIA DELLA VULVA E DEL PAVIMENTO PELVICO

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Viene denominata vulva la parte esterna dei genitali femminili.

La vulva include:

  • il monte di venere o monte del pube, 
  • le grandi labbra, 
  • le piccole labbra, 
  • il prepuzio o cappuccio clitorideo, 
  • il clitoride,
  • il vestibolo vulvare.

La vulva è il centro della risposta sessuale femminile. Il limite anteriore e posteriore vulvare va rispettivamente dal monte di Venere all’ano. Il limite laterale giace nelle pieghe genito-crurali (inguine).

Il monte di Venere è costituito da un cuscinetto di grasso nella parte anteriore della vulva ed è coperto di peli pubici.

Forse non tutti sanno che la rimozione totale dei peli pubici, attualmente di moda fra le donne, provoca una evidente alterazione della temperatura, dell’umidità e della protezione della zona vulvare. 

Le grandi labbra si fondono posteriormente e anteriormente si inseriscono sul monte di Venere. Le piccole labbra, comprese all’interno delle grandi labbra, si fondono anteriormente a formare il cappuccio clitorideo e posteriormente a formare la forchetta posteriore. La pelle della vulva contiene ghiandole sebacee e sudoripare. Sulle piccole labbra la pelle si assottiglia e diviene delicata.
Il vestibolo vulvare si estende dal clitoride anteriormente alla forchetta posteriore.

La linea di Hart demarca la giunzione fra l’epitelio non cheratinizzato del vestibolo e quello cheratinizzato della faccia interna delle piccole labbra. Il vestibolo contiene due coppie di importanti ghiandole, le ghiandole di Bartolini e di Skene, che secernono muco lubrificante durante l’eccitazione sessuale e l’orgasmo. Il clitoride è localizzato in alto alla fusione delle piccole labbra, sotto il cappuccio, ed è formato da un tessuto erettile (come i corpi cavernosi del pene maschile), che si riempie di sangue, si gonfia e dilata durante la stimolazione sessuale.

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L'INNERVAZIONE DELLA VULVA

La vulva è innervata da rami labiali anteriori del nervo ilioinguinale, dal nervo genitofemorale e da rami del nervo pudendo.


In vicinanza della tuberosità ischiatica, il nervo pudendo si divide in tre branche: il nervo dorsale del clitoride, il nervo perineale (che innerva le grandi labbra e il perineo), il nervo rettale inferiore (che innerva l’area perineale). Il nervo pudendo innerva anche lo sfintere anale esterno e i muscoli profondi del triangolo urogenitale.

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LA MUSCOLATURA DEL PAVIMENTO PELVICO

I muscoli del pavimento pelvico sono divisi in 3 strati.

  1. I muscoli superficiali del pavimento pelvico (bulbocavernoso, ischiocavernoso e superficiale trasverso del perineo) che costituiscono nel loro insieme il DIAFRAMMA UROGENITALE. Il diaframma urogenitale esplica la sua attività nella funzione sessuale, aumentando l’ingorgo del clitoride, chiudendo la vagina come risposta riflessa per aumentare il piacere sessuale,  facilitando la chiusura dell’uretra e dell’ano per la continenza.
  2. Lo strato medio che comprende il muscolo perineale trasverso profondo e lo sfintere uretrale.
  3. I muscoli profondi del pavimento pelvico includono l’elevatore dell’ano (pubococcigeo, ileococcigeo e puborettale) e il muscolo coccigeo.

Il corpo perineale è il grosso nucleo tendineo centrale a cui si attaccano i tre strati muscolari del pavimento pelvico.

La funzione neurovascolare della muscolatura del pavimento pelvico è provvista dalla arteria e vena pudenda e dal nervo pudendo, che passano attraverso il canale di Alcock. I muscoli profondi del pavimento pelvico sostegno i visceri e gli organi addominali, danno stabilità alla pelvi e alla colonna vertebrale, aiutano la respirazione, regolano la chiusura degli sfinteri per la funzione urinaria e intestinale, intervengono nella funzione sessuale.

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VULVODINIA: LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA https://lamiaginecologa.com/vulvodinia-le-dimensioni-del-problema/

INTERNATIONAL SOCIETY FOR STUDY OF VULVOVAGINAL DESEASE https://www.issvd.org/

NATIONAL VULVODYNIA ASSOTIATION https://www.nva.org/

VULVODINIA: LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA

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L’attuale definizinone di VULVODINIA secondo la Società Internazionale per lo Studio delle Malattie Vulvo-Vaginali è: 

dolore vulvare che dura da almeno 3 mesi, che non ha una chiara causa identificabile e che può avere potenziali fattori associati.

La diagnosi viene fatta per esclusione (ovvero per l’assenza di altre patologie dimostrabili) poiché la vulvodinia è una malattia da dolore "sine causa".

CHE DIMENSIONE HA IL PROBLEMA?

Uno studio effettuato da Landry nel 2009 ha evidenziato che questa malattia viene diagnosticata prevalentemente nelle giovani donne, con un iniziale comparsa dei sintomi fra i 18 e 25 anni e con una incidenza globale nell’età fertile che varia dal 3 al 7 % (Harlow 2003, Reed 2012, Harlow 2014). Nel 2012 Il National Istitute of Health ha evidenziato che solo 1.4% delle donne che si rivolgevano al medico ricevevano una diagnosi accurata. Il 60% aveva consultato almeno 3 medici e il 40 % rimaneva ugualmente senza diagnosi anche dopo 3 consulti.

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QUALITA' DI VITA

Il grafico descrive le esperienze comunemente vissute dalle donne con vulvodinia e le loro correlazioni. Sicuramente vivere con la vulvodinia limita molte attività della vita quotidiana come stare seduti a lungo, avere rapporti sessuali e fare esercizio fisico. (Donaldson 2010). Nei casi più severi può equivalere ad avere una disabilità fisica che impedisce di continuare a lavorare. Alcuni studi hanno sottolineato che il livello di qualità di vita di donne con vulvodinia è inferiore a quella dei trapiantati renali e di pazienti con multiple fratture da osteoporosi. (Xie  2012). L’isolamento sociale è frequente e solo 1 donna su 4 dichiara di poter parlare liberamente con altre donne dei propri problemi vulvari.

Patient Booklets available at www.nva.org/shg

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PISOLINO POMERIDIANO E… IPERTENSIONE SANGUIGNA!

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Ipertensione sanguignaIl pisolino pomeridiano e’ associato alla diminuzione della pressione sanguigna e alla riduzione delle medicine antiipertensive!

Questi sono i risultati di uno studio presentato all'ultimo Meeting annuale della European Society of Cardiology effettuato su 386 pazienti di età media affetti da ipertensione.

I risultati mostrano che le persone che fanno regolarmente il pisolino Ipertensione sanguigna e ppisolino pomeridianopomeridiano hanno una diminuzione media del 5% della pressione sistolica sanguigna nelle 24 ore rispetto ai soggetti che non dormono il pomeriggio. I livelli di velocità dell’onda pulsatile sono più bassi dell’11% e il diametro dell’atrio sinistro più piccolo del 5%.

Inoltre le persone che fanno regolarmente il pisolino pomeridiano usano una minore quantità di farmaci.

L’INCUBO DELLA CISTITE CRONICA

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CHE COSA E’ LA CISTITE CRONICA?

La cistite cronica è una infezione ricorrente della vescica, tipica del sesso femminile, spesso sottovalutata e trattata in modo inadeguato.

Cistite cronica
ANATOMIA DELLA PELVI FEMMINILE

 

Infatti la cistite cronica viene considerata semplicemente come…...... la ripetizione ravvicinata di singoli episodi di cistite acuta!

E come tale viene curata…..

La cistite è una delle infezioni batteriche femminili più comuni nella donna, e il 50-60% delle donne adulte avrà una cistite nella sua vita. Generalmente il primo episodio coincide con l'inizio dei rapporti sessuali. Nella maggior parte dei casi le cistiti sono “non complicate”, ovvero compaiono in donne sane che non hanno alcuna alterazione delle vie urinarie.

La cistite cronica o ricorrente viene definita come la comparsa di 3 o più episodi di cistite in un anno. L’incidenza della cistite recidivante non è certa, ma alcuni studi riportano una percentuale di ricorrenza intorno al 27-40% di tutte le cistiti acute. La maggior parte delle cistiti ricorrenti si presentano entro i primi 3 mesi dallcistite e rapporti sessualia infezione primaria.

Il 60% delle cistiti croniche ricorrenti è rappresentato da cistiti post-coitali (cistiti dopo rapporto), cioè infezioni urinarie che compaiono 24-48 ore dopo un rapporto sessuale (che pensate?...non può essere un caso!!)

La cistite ricorrente è considerata una “reinfezione” quando è provocata da un batterio diverso da quello che ha causato il precedente episodio, oppure dallo stesso batterio ma dopo che ci sia stata un’urinocoltura negativa o un intervallo di tempo di almeno 2 settimane tra le due infezioni. E’ invece considerata una “persistenza” quando, nonostante l’effettuazione di una adeguata terapia, continua ad essere presente lo stesso batterio in uno spazio di tempo inferiore a 2 settimane. La reinfezione è più frequente della persistenza.

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CISTITE CRONICA: CHE SINTOMI POSSO AVERE?sintomi cistite cronica

I sintomi sono pressochè sovrapponibili a quelli della cistite acuta, ma spesso meno acuti e più persistenti.

  • Bisogno frequente e urgente di urinare
  • Sensazione di peso in vescica
  • Bruciore e/o dolore vescicale più o meno costante, che aumenta alla minzione
  • Bruciore e/o dolore uretrale
  • Minzioni notturne ripetute
  • Pollachiuria (cioè necessità di urinare più frequentemente del normale)
  • Rapporti sessuali dolorosi
  • A volte sangue nelle urine
  • A volte cattivo odore nelle urine
  • A volte febbre e dolore addominale

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LE CAUSE DELLA CISTITE CRONICA

I batteri uropatogeni che provocano la cistite fanno parte della flora fecale (vengono cioè dall'intestino). La normale flora batterica dell'area periuretrale, vulvare e perineale viene rimpiazzata da batteri uropatogeni a causa della contaminazione con la flora fecale provocata SOPRATTUTTO DAL RAPPORTO SESSUALE. Gli uropatogeni colonizzano la vagina e l’uretra distale e successivamente ascendono nella vescica e causano l’infezione. Il  meccanismo di propagazione è lo stesso, sia per le cistiti sporadiche che per quelle ricorrenti.

Il batterio più frequentemente coinvolto nella cistite cronica è l’Escherichia coli, che è responsabile di oltre l’80% di tutti episodi di cistite. 

Altri patogeni sono lo Staphylococcus saprophyticus, la Klebsiella pneumoniae e il Proteus mirabilis, responsabili di circa il 4% dei casi.

Quando l’infezione iniziale è caescherichiausata da E. coli, il rischio di reinfezione entro i 6 mesi successivi è molto alto. L’E. coli presenta infatti importanti fattori di virulenza che ne facilitano il legame e la penetrazione nell’epitelio della vescica e dell’uretra, incrementando la sua capacità di provocare la cistite: le fimbrie del batterio, che promuovono l’adesione alle mucose e alla matrice tissutale dell’ospite, la capsula, che ricopre e difende il batterio dalle difese immunitarie dell’ospite, il flagello, responsabile della motilità del batterio, che facilita il contatto di questo con le cellule epiteliali superficiali del tratto urinario, la produzione di alcune molecole adesive in grado di far aderire selettivamente il batterio ai recettori delle cellule epiteliali, la produzione di tossine, citochine ed altro.

Inoltre i recenti studi mostrano come l’ E. coli formi grandi serbatoi di batteri dormienti negli strati superficiali e profondi della parete vescicale che si radicano nei tessuti già dopo una prima infezione, racchiusi e protetti da una rete di matrice polimerica prodotta da loro stessi detta biofilm, Queste comunità di batteri, annidati dentro la matrice che aderisce alla superficie dell'urotelio, sono difficilmente aggredibili dai meccanismi immunitari dell’ospite e dalla terapia antibiotica e, riattivandosi regolarmente a seguito di eventi scatenanti, possono dar luogo a infezioni recidivanti.

l’Escherichia coli penetra nelle cellule dell'urotelio e forma i biofilm batterici; a seguito di un evento scatenante si moltiplica fino al punto da provocare la lisi cellulare e fuoriuscire in vescica (soprattutto durante un rapporto sessuale...RICORDATE LE CISTITI POST-COITALI!!); infetta nuovamente l’urina replicandosi e aumentando le sue colonie e provoca una ulteriore cistite. La causa prima della cistite cronica è una reinfezione che parte dall’interno del corpo stesso!

E’ però indubitabile che, sebbene nella maggior parte dei casi la cistite cronica sia preceduta da una infezione batterica acuta, l’infezione cronica non è legata alla sola presenza dei batteri nelle urine.

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LE DIFESE DELLA VESCICA: QUELLO CHE FUNZIONA BENE... 

Il sistema urinario ha molteplici meccanismi di difesa per mantenere le urine sterili e contrastare la colonizzazione batterica:

  • Il flusso urinario, che dirigendosi dalla vescica verso l’esterno lava via i microbi non adesi o poco adesi alla mucosa. Il rallentamento del flusso, l’aumento del residuo post-minzionale (tipicamente nel prolasso vescicale) l’incontinenza, sono fattori predisponenti l’infezione urinaria.
  • Il pH urinario acido, la presenza di sali, urea e sostanze acide nelle urine, che riducono la sopravvivenza batterica nel tratto urinario. Quando il pH urinario sale cala il potere protettivo.
  • La glicoproteina di Tamm-Horsfall che è presente nelle urine di un soggetto sano, chela gli antigeni dell’ E. Coli agendo sulle fimbrie e sulle proteine di adesione che vengono intrappolate, creando un complesso glicoproteina/batterio che viene eliminato con le urine.
  • L’aumentata recettività delle cellule uroteliali all’adesione batterica, che è geneticamente determinata. La secrezione di anticorpi nei fluidi corporei (IgA nella saliva, secreto uretrale o vaginale, ecc) ha un effetto protettivo verso le infezioni batteriche. Studi effettuati hanno mostrato che il 20% delle donne non secerne localmente questi anticorpi (chiamate "non secretrici") e pertanto  queste donne hanno un aumentato rischio di infezioni urinarie ricorrenti, soprattutto in post-menopausa.
  • urotelio - VESCICAIl rivestimento della mucosa vescicale. L’urotelio (lo strato interno della vescica) è rivestito da una sostanza protettiva mucinosa chiamata GAG (glucosamminoglicano). Il GAG ha una molteplicità di funzioni e si comporta sia come  barriera “fisica” che come fattore antiaderente e di difesa contro infezioni e agenti irritanti (es. alcool, peperoncino ecc.). Una diminuzione patologica del GAG provoca un assottigliamento o un “buco” nella barriera mucinosa dell’urotelio, con un indebolimento della sua funzione protettiva e un danneggiamento della sottostante parete vescicale. In questa situazione infatti, i batteri, presenti in vescica adesi in biofilms,  oltrepassano la barriera uroteliale, raggiungono lo spazio interstiziale, si annidano e diffondono l’infezione, provocando l’infiammazione cronica dei tessuti della vescica e l'irritazione dei muscoli vescicali, spasmo e dolore.
  • Il sigillo uretrale. Le varie strutture che compongono l’uretra, strato mucoso, sottomucoso e muscolare, sigillano il lume uretrale impedendo, da una parte, all'urina contenuta nella vescica di fuoriuscire, dall’altra, ai batteri proveniente dalla vulva e dal perineo di risalire e colonizzare le urine in vescica. Il rapporto sessuale, traumatizzando l’uretra e indebolendo questo meccanismo di chiusura, può creare una condizione favorente la colonizzazione batterica. Inoltre, il calo ormonale dato dalla menopausa, provoca la parziale atrofia di questi tessuti estrogenodipendenti indebolendo il sigillo.
  • Gli estrogeni, che favoriscono la colonizzazione vaginale e dell’uretra distale da parte di Lattobacilli che concorrono a mantenere un pH acido inibendo la crescita dei patogeni. Le donne in postmenopausa sono maggiormente suscettibili alle UTI in quanto, in carenza di estrogeni, gli uropatogeni aderiscono alle cellule epiteliali in maggior numero.
  • Il pH vaginale, che fisiologicamente acido aiuta a mantenere un normale ecosistema che si oppone alla colonizzazione batterica. Un pH di 5 o superiore è associato alla vaginosi batterica, vaginite e cistite.
  • Flora intestinale e cistiteLa flora intestinale. L’alterazione dell’equilibrio della flora batterica intestinale può provocare una crescita eccessiva di entrobatteriacee, batteri intestinali tra cui sono compresi gli uropatogeni, in particolare l’E. coli. Inoltre la stipsi è un altro fattore intestinale predisponente le infezioni urinarie ricorrenti.

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...E QUELLO  CHE NON FUNZIONA!

  • Il rapporto sessuale. Circa il 60% delle infezioni urinarie ricorrenti compaiono 1 o 2 giorni dopo il rapporto sessuale (cistite post-coitale). Il rischio di cistite aumenta di 3-4 volte il secondo giorno dopo il rapporto, sia nell’età fertile che in menopausa. Anche la frequenza dei rapporti sessuali è collegata al rischio di cistiti ricorrenti post-coitali. Il calo del desiderio sessuale, la mancanza di lubrificazione, la traumatizzazione dell’area periuretrale da parte del rapporto, attivano un processo di infiammazione locale che indebolisce le difese tissutali.
  • cause cistiteIl freddo! E noto che un improvviso cambiamento della temperatura ambientale (aria condizionata, bagni freddi ecc.) può precipitare la ricomparsa di una infezione urinaria.

 

COSA AUMENTA IL RISCHIO DI CISTITE RECIDIVANTE?

Esistono dei fattori di rischio associati alle cistiti croniche:

  • Precedenti cistiti acute
  • Alta frequenza di rapporti sessuali, alto numero di partners sessuali, uso di spermicidi,
  • Precoce età della prima infezione urinaria (inferiore a 15 anni)
  • Storia di cistite cronica nella madre
  • Storia di cistite nell'infanzia
  • Atrofia vaginale da carenza estrogenica
  • Incontinenza urinaria, prolasso vescicale e residuo urinario postminzionale.
  • Dismicrobismo intestinale
  • Alterazione delle difese immunitarie
  • Predisposizione genetica
  • Malattie metaboliche (diabete)

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LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE

Conseguenze cistiteIl danno prodotto dall’infiammazione cronica non è solamente localizzato a livello vescicale. La cronicizzazione dello stimolo algogeno (dolorifico) provoca a sua volta un abbassamento della soglia del dolore a livello cerebrale. Infatti, come risposta a questi segnali dolorosi che si ripetono continuamente, il cervello produrrà prima sintomi di ansia e poi via via, al permanere del dolore, di depressione. La donna percepisce questa malattia come una fragilità, un disagio, che le impedisce di vivere la sua vita pienamente, di programmare qualsiasi cosa nell’attesa angosciosa dello scatenamento dei sintomi. Anche la vita sentimentale spesso risente dell’impossibilità di vivere serenamente i rapporti sessuali (che scatenano il dolore). Ecco perché questo tipo di disturbi “inspiegabilmente” diminuisce fino a scomparire durante la notte, quando cala l’attenzione spasmodica ad essi rivolta, per aumentare invece quando la donna non è distratta da altri impegni importanti, tipicamente nei fine settimana. 

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CHE CURE PER LA CISTITE CRONICA?

Da tutto quanto esposto consegue la necessità di intervenire il più presto possibile sui primitivi fattori predisponenti prima che questi a loro volta generino ulteriore cronicizzazione. 

La terapia delle infezioni urinarie è complessa e spesso si protrae a lungo. Si basa sulla somministrazione di antibiotici, sulla prevenzione delle ricorrenze, sullo scioglimento dei biofilms batterici e soprattutto sulla ricolonizzazione di intestino, vagina e vescica con lattobacilli, i “bacilli buoni e protettivi”.

La terapia antibiotica mira a eradicare i batteri dalle urine e dai tessuti vescicali. A volte è necessario utilizzare terapie antibiotiche preventive a lungo termine e a basso dosaggio, per mantenere una bassa ma costante concentrazione di antibiotico nelle urine e contrastare la replicazione e l'aggressiva diffusione dei batteri che si liberano dai biofilms, soprattutto durante e dopo i rapporti sessuali.

Come abbiamo visto, però, gli uropatogeni possiedono questa grande capacità di adesione e penetrazione che li rende difficilmente attaccabili e li protegge dagli agenti antimicrobici. Gli antibiotici pertanto, a parte nella terapia d'attacco per la cistite acuta in cui i batteri sono liberi nelle urine o adesi solo superficialmente sull’urotelio, hanno poca efficacia sui batteri protetti dai biofilms intracellulari. 

Da qui la necessità di utilizzare alcuni integratori che, pur non avendo attività antibiotica, hanno dimostrato una spiccata capacità di legarsi alle fimbrie  dei batteri, intrappolandoli come in una rete da pesca e formando aggregati batterio/integratore che vengono eliminati con le urine ad ogni minzione. Inoltre si sono dimostrate efficaci anche sostanze che, grazie alla loro azione mucolitica e proteolitica, hanno mostrato la capacità di sciogliere i biofilms batterici.

Quando l'infezione cronica ha generato uno stato di infiammazione tessutale autoperpetuantesi e, accanto ai sintomi urinari tipici della cistite, compaiono spasmo dei muscoli perineali e iperalgesia, è necessario utilizzare una terapia per il dolore neuropatico.

TERAPIA ANTIBIOTICA

Terapia antibiotica e cistite

  • Terapia antibiotica preventiva low-dose di lunga durata

interessa sia le vie urinarie che il tratto intestinale e genitale. Gli effetti collaterali includono la comparsa di candidosi vaginale e orale, rush cutanei, nausea, sviluppo di antibioticoresistenza,  ma generalmente non compaiono sintomi gravi con nessun antibiotico.

  • Terapia antibiotica post-coitale preventiva 

La profilassi con antibiotico post-coitale si è dimostrata efficace nei casi in cui l'attività sessuale rappresenti il fattore scatenante l'infezione (quasi sempre!). La terapia consiste nell'assunzione di una singola dose a basso dosaggio di antibiotico  entro 2 ore dal rapporto sessuale.

PROTEZIONE E RIPARAZIONE DELLA MUCOSA VESCICALE

  • Terapia con acido ialuronico e condroitinsolfato

ricostituzione del GAG parietale con somministrazione di acido ialuronico e condroitinsolfato per istillazione endo-vescicale o per bocca. Questa sostanza aumenta e accelera il processo di riparazione dello strato mucinoso dell’urotelio formato dal GAGcistite, acido ialuronico e condroitinsolfato

RIDUZIONE DELLA TRASMISSIONE NERVOSA DELLO STIMOLO DOLOROSO

  • Amitriptilina.

I canali del sodio sono responsabili della conduzione dell’impulso lungo la fibra nervosa. Quando una fibra nervosa “si infiamma” i canali del sodio si moltiplicano a dismisura. L’amitriptilina blocca i canali del sodio “in eccesso” e ha sulla fibra nervosa un’attività anti-infiammatoria, rallentando, fino a bloccare, la trasmissione dell’impulso doloroso.

  • Palmitoiletanolamide.

Riduce l'iperattività del mastocita e modula il dolore neuropatico

TERAPIA CON RIMEDI NATURALI: GLI INTEGRATORI Rimedi naturali cistite

  • D - Mannosio.

E' uno zucchero semplice che viene estratto dalla corteccia del larice. Una volta assorbito, ha la caratteristica specifica di non essere utilizzato come nutrimento. I batteri ciliati (come Escherichia Coli ), incontrando le molecole di mannosio libero nell'urina, vi si legano grazie ai loro recettori e creano la forma complessa mannosio + patogeno, rimanendo intrappolati e venendo allontanati dalla vescica con la minzione.

  • Rimedi naturali cistiteMirtillo Rosso

Studi recenti hanno dimostrato che una alta concentrazione di estratto di mirtillo rosso riduce la produzione di ureasi, un enzima che facilita la diffusione dell’infezione e limita i movimenti dei batteri che colonizzano le urine. Il movimento è infatti un fattore chiave nella diffusione dell’infezione perchè i batteri “nuotano” nelle urine per diffondersi e sfuggire al sistema immunitario.

  • N-acetil-cisteina.

E' un integratore antiossidante, citoprotettore e mucolitico. Agisce sciogliendo la rete proteica del biofilms che intrappolano e nascondono i batteri all'interno della vescica.

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E POI..........

  • utilizzare una dieta priva di sostanze pro-infiammatorie e priva di nickel

  • lubrificare la vagina durante i rapporti

  • ricolonizzare la vagina con bacilli “buoni” (bacillo di Doderlain)

  • ricolonizzare e riequilibrare la flora intestinale con lattobacilli

  • proteggere della zona pelvica dal freddo

  • evitare l’uso di spermicidi

  • imparare a rilassare il pavimento pelvico

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LA VULVODINIA: UN INSOPPORTABILE DOLORE INTIMO FEMMINILE

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La Vulvodinia  (o meglio la sindrome dolorosa vulvare) è un fastidio (o dolore) vulvare cronico che apparentemente non ha cause obiettive identificabili, che compare spontaneamente o è provocato da stimoli assolutamente lievi e innocui che non giustificano il fastidio percepito dalla donna!

Sino a pochi anni fa i medici pensavano che la vulvodinia non fosse una malattia reale, ma un’alterazione di natura psicosomatica, correlata a stati di ansia e stress! Per questo motivo le pazienti stesse, che non si sentivano capite, erano riluttanti a parlare dei propri sintomi che spesso venivano considerati solo frutto di fantasia, e la diagnosi veniva posta molto raramente. Ancora oggi non viene riconosciuta in molte donne…

SE AVVERTI:

  • Bruciore vulvare (come di una sigaretta o di un acido corrosivo sulla vulva) che può arrivare all’ano o al clitoride e all'uretra,

  • sensazione di calore anomalo

  • Irritazione, come se ci fosse una abrasione, sino ad arrivare alla presenza di microtagli o tagli veri e propri (soprattutto alla forchetta posteriore dopo i rapporti),

  • Sensazione di spilli che entrano nella mucosa,

  • Scariche elettriche o spasmi in vagina,

  • Bruciore uretrale,

  • Bruciori vulvari che vanno e vengono,

  • fastidio o sensazioni anomale del clitoride

  • Sensazione come di avere un livido interno,

  • Impossibilità di avere i rapporti per il dolore alla penetrazione, all'ingresso della vagina in basso (forchetta), 

  • Sensazione di estrema secchezza, prurito, gonfiore o fastidio generalizzati,

  • continua sensazione di prurito o di irritazione in un punto della vulva, ma all'osservazione non si evidenzia mai nulla

  • Dolore che aumenta stando seduta, magari stando in macchina a lungo

POTRESTI AVERE UNA VULVODINIA! 

(i sintomi su riportati sono stati estratti dall'anamnesi di mie pazienti che hanno vulvodinia)

VEDI ANCHE VULVODINIA: LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA


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Facciamo un po’ di chiarezza…vulvar_anatomy

La vulva è la parte esterna dell’organo genitale femminile. E’ composta da più parti che comprendono: le piccole labbra, il clitoride, il vestibolo e l’introito (ingresso) vaginale.

Nella Vulvodinia la localizzazione, la costanza e la severità dei sintomi sono estremamente variabili. Può essere spontanea, ovvero senza una causa scatenante, oppure provocata, cioè causata da alcune situazioni scatenanti, tipo il rapporto sessuale o l'uso di assorbenti ecc.

vedi anche classificazione della vulvodinia

La Vulvodinia può essere generalizzata.

what_is_vulvodynia2In questi casi i sintomi sono presenti in tutta la vulva (possono essere localizzati in qualsiasi area innervata dal nervo pudendo). Il dolore vulvare può essere costante o saltuario, spontaneo o scatenato da un leggero stimolo come uno sfioramento o una pressione. A volte il bruciore vulvare interessa la cute perineale e si accompagna a disturbi rettali, uretrali e spasmo dei muscoli del pavimento pelvico. Spesso non sono presenti segni di eritema (arrossamento).

La Vulvodinia può essere localizzata

what_is_vulvodynia1E' la forma più frequente e prende il nome dalla zona in cui è presente il dolore (vestibolodinia, clitoridodinia ecc.). Il dolore vulvare, spontaneo o provocato, è localizzato nella maggior parte dei casi nel vestibolo, la zona che circonda l’apertura della vagina, che può essere sede di eritema di vario grado a causa dell'infiammazione. Il fastidio spesso è rappresentato da una sensazione di bruciore vulvare, e compare dopo uno sfregamento o una pressione, come durante il rapporto sessuale.

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VEDI ANCHE ANATOMIA E NEUROLOGIA DELLA VULVA E DEL PAVIMENTO PELVICO

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GLI INCREDIBILI SINTOMI DELLA VULVODINIA!

images (5)Nella Vulvodinia i sintomi (dolore, bruciore cronico, dolore puntorio ecc.) durano da più di tre mesi,  possono comparire spontaneamente senza nessuna causa apparente, oppure al minimo sfioramento, inserendo un tampone vaginale, facendo jogging, andando in bicicletta o semplicemente camminando. A volte la donna non riesce neanche a stare seduta e ha sollievo solo stando distesa a letto, al caldo, a gambe divaricate e senza indumenti intimi.

I fastidi possono variare durante la giornata e tendono a peggiorare la sera, in vicinanza della mestruazione, con il freddo e l’umido e in periodi di maggiore stress psicologico.

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Il rapporto sessuale è dolorosissimo per la donna affetta da vulvodinia! E frequentemente, dopo i rapporti, compare disuria (difficoltà a urinare) e bruciore urinario senza l’evidenza clinica e microbiologica di una cistite.

La particolare intensità dei sintomi, il coinvolgimento della vita affettiva e sessuale, l’alterazione globale della qualità della vita possono condurre la donna con vulvodinia a forti stati depressivi.

La vulvodinia può avere delle comorbilità

ovvero essere associata ad altre sindromi) ed essere associata alla vescica dolorosa (dalle cistiti ricorrenti post coitali alla cistite interstiziale), alla sindrome del colon irritabile, o alla fibromialgia (con dolorabilità alla palpazione dei 18 punti della sindrome fibromialgica.

vedi anche la diagnosi della vulvodinias

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LE CAUSE

La Vulvodinia è una sindrome dolorosa complessa multifattoriale, che si manifesta con sintomi molto vari, e i medici ancora non hanno la certezza di quali siano le cause esatte.

L’IPERATTIVAZIONE DEL MASTOCITA, L’IPERATTIVAZIONE DEI MECCANISMI CENTRALI DEL DOLORE E L’IPERTONO DEL MUSCOLO ELEVATORE DELL’ANO,

Si ipotizza che il meccanismo patogenetico venga innescato da una condizione infiammatoria ripetuta (cistiti e vaginiti recidivanti, la candida vaginale, irritazioni da sostanze chimiche, irritazioni meccaniche come sfregamenti, microtraumi ripetuti da attività sportiva troppo intensa, spinning, step, trattamenti terapeutici invasivi, rapporti sessuali, contratture croniche dei muscoli pelvici da stress, stipsi cronica, emorroidi e ragadi anali, interventi ginecologici come l'episiotomia o laserterapia)  che ad un certo punto si svincola dalla causa che l’ha generata e continua ad agire cronicamente.

vulvar_anatomy_2L’infiammazione cronica, provocata dalle condizioni descritte, produrrebbe l’aumento eccessivo e incontrollato dei mastociti (cellule mediatrici del processo infiammatorio) e delle sostanze pro-infiammatorie. L'iperattivazione dei mastociti aumenta ulteriormente l'infiammazione e la svincola dai meccanismi che l'hanno causata. L'iperattivazione dei mastociti causerebbe inoltre la proliferazione eccessiva e disordinata delle terminazione libere del nervo pudendo (nervo che innerva il perineo e pavimento pelvico).  Questa crescita irregolare delle fibre nervose, associata alla loro superficializzazione, sarebbe la causa dell’iperalgesia (allodinia) e dell’automantenimento del dolore presente nella Vulvodinia (dolore neuropatico). 

La vulvodinia è associata inoltre molto spesso alla contrattura del muscolo elevatore dell’ano images (6)(uno spasmo del piano muscolare  del pavimento pelvico che circonda la vagina, la vulva e il retto), che può essere primaria, quindi preesistente e causa della vulvodinia, oppure secondaria, quindi provocata dal dolore vulvare (che a sua volta, in un circolo vizioso, provoca vulvodinia). L'iter di comparsa di questi disturbi non è sempre univoco, ma può essere completamente invertito, iniziando con la contrattura del pavimento pelvico ed esitando nell'infiammazione cronica.

Nelle pazienti affette da Vulvodinia esisterebbero alcuni fattori predisponenti, quali una maggiore suscettibilità, su base genetica, alle infiammazioni croniche del vestibolo, al dolore cronico generalizzato, all'iperreattività del sistema muscolare locale, alle infezioni vulvovaginali, in particolare alle micosi. Un ruolo importante ha anche la carenza ormonale che compare in menopausa. Possono essere presenti fattori psicogeni predisponenti quali traumi psichici, abusi fisici o sessuali,  traumi affettivi.

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LA DIAGNOSI

Primo passo! Nel sospetto di Vulvodinia è importante escludere la presenza di infezioni vulvovaginali clinicamente significative, facendo dei tamponi cervico-vaginali completi. Altrimenti non è possibile escludere che i sintomi siano causati da infezioni vaginali croniche. Ricordiamoci che la diagnosi di vulvodinia può essere fatta quando si escludono le altre cause organiche che provocano disturbi vulvari: cistiti e vaginiti, dermatiti, patologie neoplastiche e altre patologie neurologiche.

La diagnosi si effettua toccando delicatamente alcuni specifici punti della zona

swab test vulvodinia
test del cotton fiock per valutare il dolore vulvare

vestibolare con la punta di un cotton fiock (Test di Friedrich). Questi contatti provocano una sensazione di dolore o bruciore vulvare esagerati. E' inoltre molto importante evidenziare:  dolore evocato da modesta pressione; dolore alla pressione dei trigger points laterali dell'elevatore dell'ano in vagina (da contrazione algica del pavimento pelvico).

vedi anche il questionario di valutazione della vulvodinia

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PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE LA DIAGNOSI IL PRIMA POSSIBILE?

Non potete immaginare quante donne abbiano sintomi da vulvodinia e non ne siano consapevoli! E nessuno ha spiegato loro la causa di tutti i disturbi che avvertono...

La vulvodinia colpisce fino al 18% delle donne, anche se la percentuale potrebbe essere sottostimata. Gli studi scientifici affermano che l’età di insorgenza è giovanile, usualmente nella terza e quarta decade della vita.

In realtà ho visitato donne con vulvodinia che avevano dai 16 anni ai 67! Con i sintomi più vari e insidiosi che può interpretare solo chi conosce bene questa patologia.

E' IMPORTANTE LA TEMPESTIVITA'  DELLA  DIAGNOSI PERCHÉ LA VULVODINIA TENDE A CRONICIZZARE,

se non viene diagnosticata in tempo e se non viene sottoposta a trattamento.

GUARIRO’ MAI?

painSi, guarire è possibile. Ci vuole molta forza, costanza, determinazione e….. un buon medico!

La terapia è multimodale, poichè deve correggere i vari meccanismi patogenetici coinvolti che hanno scatenato i sintomi.  Non esiste quindi un protocollo standard  per curare la Vulvodinia ma la terapia va personalizzata e regolata secondo un feedback continuo tra medico e paziente.

La terapia mira a ridurre l’iperattività del mastocita, a modulare l'eccessiva risposta al dolore, a rilassare i muscoli del pavimento pelvico, curare le disfunzioni psicologiche della sindrome dolorosa.

I presidi terapeutici più importanti sono:

  • Eliminare ogni fattore potenzialmente irritante che possa causare bruciore vulvare (prevenire vaginiti e cistiti, evitare step, spinning, bicicletta, rapporti ecc.)

  • Consigliare adeguate norme igienico-comportamentali (evitare pantaloni stretti, biancheria sintetica, perizoma ecc.). Può essere consigliata una biancheria in maglina di seta naturale medicata che ha una azione antiinfiammatoria e antimicotica/antibatterica.

  • Effettuare un dieta a basso contenuto di ossalati per eliminare il loro effetto irritante

  • Usare sempre un lubrificante durante i rapporti

  • Usare farmaci che riducano l'iperattività del mastocita (Palmitoiletanolamide,  acido alfa-Lipoico, acidi omega3, Flower pollen extract, gel antiinfiammatori locali)

  • Utilizzare farmaci che blocchino le vie nervose del dolore:

    • Antidepressivi Triciclici (es.amitriptilina)

    • Anticonvulsivanti (es.gabapentina)

    • Antidepressivi SSNRI (es. venflaxina)

  • Utilizzare farmaci miorilassanti antispastici (es. Baclofene)

  • Elettrostimolazione Antalgica (Tens)

  • Trattamento dei Trigger Points dolorosi sec. il Protocollo di Standford

  • TECAR TERAPIA del pavimento pelvico

  • Infiltrazioni sottomucose vestibolari di cortisonici+anestetici locali

  • Tecniche di blocco del Nervo Pudendo 

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale

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INTERNATIONAL SOCIETY FOR STUDY OF VULVOVAGINAL DESEASE https://www.issvd.org/

NATIONAL VULVODYNIA ASSOTIATION https://www.nva.org/

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E’ CANDIDA………MA NON INNOCUA! Ovvero, come fronteggiare gli attacchi di un fungo.

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Care amiche, ho ricevuto recentemente molte mail di ragazze che mi chiedono come fare a guarire da infezioni di candida recidivante......

 Flora microbica

La prima cosa da sapere è che la candida è un fungo saprofita abituale della nostra vagina. Cosa vuol dire saprofita? Vuol dire che la candida è un normale ospite della vagina e che è assolutamente normale che in vagina ce ne sia una certa quantità.

Non è possibile quindi eradicarla completamente e per sempre..... e non ce n’è neanche bisogno!

Perché, se la candida rimane in piccola concentrazione ed è in equilibrio con l’ecosistema vaginale, non provoca alcun fastidio, ma rimane parte, come commensacandida e vaginitele, della normale flora vaginale che è costituita prevalentemente da lattobacilli. 

Spesso però la situazione muta e si altera a causa di eventi esterni, i lattobacilli diminuiscono e si crea una situazione di calo delle difese immunitarie; allora i microrganismi patogeni aumentano di numero, prendono il sopravvento  e colonizzano tutta la vagina cominciando a dare sintomi, ovvero a dare vaginiti.

La candida è uno dei microrganismi che danno più frequentemente vaginite.

Quali sono i sintomi della vaginite da candida?

Il sintomo più tipico è il prurito, interno ed esterno, che può diventare veramente forte e imbarazzante.

rimedi candidaLa donna si lava frequentemente sperando di alleviare il prurito, ma questo non passa. Alcune arrivano a mettere del ghiaccio sulla vulva per diminuire questa sensazione fastidiosa! Bene, non fatelo mai, perché questo sì che provoca dei danni, delle ustioni da gelo, e una ulteriore irritazione.

Vagina con leucorrea a tipo "grumi di ricotta"
Vagina con leucorrea a tipo "grumi di ricotta"

La zona intima si infiamma e compaiono il rossore, il bruciore e le perdite biancastre, a grumi, tipo ricotta.

Spesso gli stessi sintomi vengono anche al partner! Infatti quest'ultimo può essere contagiato col rapporto sessuale e avere anche lui prurito, rossori diffusi, macchiette rosse e spellature a livello del glande.

Che cosa è successo dunque?

Il fungo, viracause candidato in una situazione di aggressività che gli viene consentita dalle mutate condizioni ambientali, diventa patogeno e si trasforma da lievito commensale (di forma ovoidale) in pseudo ifa o ifa  (con forma di filamento sottile) e produce enzimi che gli conferiscono una particolare adesività alla mucosa vaginale e sostanze che provocano irritazione. La mucosa viene invasa dalla candida e compare una intensa risposta immunitaria che si manifesta col rossore e bruciore.

Biofilm di Candida
Biofilm di Candida

Inoltre la candida, come altri microrganismi, ha la capacità di organizzarsi in biofilms, che sono costituiti da un materiale denso (slime) a matrice polisaccaridica prodotto dallo stesso fungo, in cui la candida si annida e prolifica, adesa alle mucose, protetta e inattaccabile dalle terapie e dalle difese immunitarie dell’ospite.

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L’assunzione di antibiotici per via sistemica (per bocca) è la causa più frequente di vaginite da candida antibiotico e candida

Ad esempio, abbiamo preso un ciclo di antibiotici per una infezione ai denti. L’antibiotico agisce ovviamente eliminando tutti i batteri che sono nel cavo orale (questo è l’effetto che volevamo ottenere quando abbiamo cominciato la terapia!). Ma al contempo elimina anche i batteri che sono in tutto il corpo, anche quelli buoni, per cui anche i lattobacilli intestinali e vaginali. 

Vaginite da Candida
Vaginite da Candida (particolare)

La candida invece no!

La candida non risponde e non viene attaccata dalle terapie antibiotiche, ma a questo punto, essendo stati uccisi tutti i competitors nell’ecosistema vaginale, dilaga e si prende quegli spazi che prima erano proprietà dei batteri buoni, provocando la vaginite. In corso di terapia antibiotica pertanto è consigliabile effettuare una cura per prevenire la candida. 

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Che altro può causare la vaginite da candida?

cause candida: rapporti sessualiLa candida può essere causata anche da attività che provocano irritazione della zona vulvare, come spinning e bicicletta, jeans stretti, salvaslip e indumenti sintetici (i famosi perizomi!), che danno sfregamento nelle zone intime delicate.

Il rapporto sessuale può essere una causa di vaginite da candida, sia per contagio diretto da parte del partner, sia soprattutto per le microabrasioni che a volte il rapporto può provocare all’ingresso vaginale, che induce un indebolimento delle difese locali.

cause candida: zuccheriUna alimentazione troppo ricca di lieviti, latticini e zuccheri può alterare il ph vaginale e la concentrazioni degli zuccheri in vagina, e diventare causa predisponente, come pure lo stress intenso e il calo delle difese immunitarie. Inoltre gravidanza e pillola anticoncezionale, che danno un aumento dei livelli plasmatici di estrogeni, possono predisporre alla candida.

rimedi candida

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Come possiamo correre ai ripari quindi?

Intanto facciamo la diagnosi corretta, perché spesso le vaginiti possono essere causate da altri tipi di microorganismi o da più tipi di germi.  le terapie contro la candida non sono efficaci per i batteri, e vice versa!

Per cui andiamo dalla ginecologa e lasciamole fare la diagnosi, che a volte può essere semplice, ma a volte ha bisogno di approfondimenti diagnostici:

Striscio Batterioscopico
Striscio Batterioscopico

    • striscio batterioscopico a fresco (per evidenziare i lieviti in gemmazione o le pseudoife),

  • valutazione del ph vaginale (perché la candida prolifica in ambiente acido mentre i batteri in ambiente basico),

  • tamponi vaginali appropriati (benchè possano risultare negativi anche se la candida è presente!).

Lichen Scleroatrofico Vulvare
Lichen Scleroatrofico Vulvare

Ma soprattutto sarà necessario fare la diagnosi differenziale con altre patologie non infettive che possono presentare alcuni aspetti in comune con la vaginite da candida, come la vulvodinia e il lichen sclero-atrofico (attenzione al prurito e al bruciore che persistono a lungo nonostante le terapie effettuate per debellare la candida!!).

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terapia candida sporadica

CHE TERAPIA?

Per la candida sporadica La terapia potrà essere semplicemente vaginale, con l’applicazione di ovuli (che di solito hanno una maggiore concentrazione del principio terapeutico rispetto alle creme) o creme antimicotiche (derivati azolici: econazolo, miconazolo, sertaconazolo, fenticonazolo ecc.) che in genere risolvono la situazione.

Una terapia interessante, ed efficace anche nella candida resistente agli azolici, è l’applicazione giornaliera, per almeno una settimana, di lipogel a base di acido borico, betaglucano e lattoferrina, che ha un’azione micostatica, lenitiva e immunostimolante. Molte sono le terapie alternative a base di prodotti naturali proposte, come i semi di pompelmo, il tea tree oil, la calendula, l'acido caprilico (per la candida intestinale) ecc.

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La situazione si complica quando la candida diventa recidivante.

Quando la candida comincia a tornare e ritornare, i sintomi non sono più così netti e riconoscibili, diventano più simili a quelli delle vaginiti batteriche, il prurito può essere presente ma spesso compare più bruciore, le perdite possono essere scarse, più omogenee e perdere l’aspetto tipico "a ricotta". I rapporti sono generalmente molto dolorosi, c’è come un senso di secchezza, di qualcosa che si strappa durante la penetrazione….

Anche qui la diagnosi è fondamentale.

E poi che fare?

A questo punto la sola terapia vaginale non basta (anche se a mio avviso rimane comunque un pilastro della terapia della candida ricorrente!).

La terapia sistemica (ossia per bocca) ha un ruolo importante nella prevenzione delle recidive e inoltre ha lo scopo di bonificare anche gli eventuali foci presenti nell’intestino.

terapia farmacologica candidaSul bugiardino di alcuni farmaci troverete che la posologia consigliata per la terapia della candidosi complicata è una sola compressa di fluconazolo per bocca. Purtroppo ormai non è quasi mai così, perché attualmente la candida, come altri batteri, ha sviluppato una notevole resistenza alle terapie convenzionali utilizzate da molto tempo, e una terapia breve difficilmente sortisce effetto neccessario. In più, alcune specie di candida come C. krusei, C. glabrata e C. lusitaniae hanno una resistenza innata o acquisita agli azoli ed altri antifungini. 

Fluconazolo
Fluconazolo

Per cui, per la cura della candida recidivante spesso è necessario "andarci giù un po’ pesanti”, utilizzando farmaci sistemici a lungo, con richiami settimanali anche per mesi.

La terapia di prima scelta è il Fluconazolo somministrato giornalmente in compresse di 100, 150 o 200 mg. 

Gli schemi posologici possono variare molto, iniziando con una somministrazione di attacco di una compressa per 10 gg, e poi proseguendo con singole somministrazioni settimanali, per 3/6 mesi.

Come seconda scelta si può usare l’itriconazolo compresse da 100 mg,  2 compresse al dì, a stomaco pieno perché si assorbe meglio, per 3 giorni ogni 15 giorni per 3/6 mesi.

Acetilcisteina
Acetilcisteina

E’ utile anche l’assunzione di sostanze ad azione mucolitica per sciogliere i biofims micotici che sono adesi alla mucosa vaginale e che sono in parte causa della ricorrenza dell’infezione. 

Nel caso in cui sia evidente che la causa scatenante della candida ricorrente è il rapporto sessuale, con un nesso di causa ed effetto, può essere una scelta terapeutica ragionevole l’applicazione in vagina di una o due dosi di crema a base di acido borico dopo il rapporto. 

Ma soprattutto è necessario andare a ricostruire, con la somministrazione protratta nel tempo di probiotici e lattobacilli, quell’ecosistema vaginale e intestinale che, essendo alterati, hanno permesso l’instaurarsi di una micosi recidivante. 
yogurt e candidaUna curiosità: molte donne utilizzano in vagina yogurt bianco senza zucchero per ripristinare la flora batterica lattobacillare.

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COSA SUCCEDE QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DEL PARTO?

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settimane di gravidanza

Quando arrivi alla fine della gravidanza una delle tue principali preoccupazioni è: come sarà il mio parto? Come farò a capire che sta iniziando?

Molte donne sperimentano dei chiari e comprensibili sintomi all’inizio del travaglio di parto, mentre altre sono in uno stato molto più confuso. Nessuno sa chiaramente che cosa fa iniziare il meccanismo del parto o quando, ma la comparsa di alcuni cambiamenti fisici può indicare che il parto sta arrivando. Questi segni sono rappresentati da:

  • L’impegno della testa fetale
  • La perdita del tappo mucoso
  • Le contrazioni uterine
  • L’appianamento e dilatazione del collo uterino
  • La rottura delle acque

L’IMPEGNO DELLA TESTA FETALEparto naturale

Il processo mediante il quale il bambino si insinua e si spinge all’interno della tua pelvi prima del parto si chiama IMPEGNO. L’impegno della testa fetale può avvenire alcune settimane prima del parto oppure poche ore prima. Poiché durante l’impegno della testa del bambino l’utero spinge sulla vescica, puoi avvertire più frequentemente il bisogno di urinare e puoi sentire un peso molto in basso nella vagina.

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LA PERDITA DEL TAPPO MUCOSO

Il tappo mucoso è un accumulo di muco denso che si forma nel canale cervicale (nel collo dell'utero) durante la gravidanza. Quando il collo uterino (cervice) comincia ad allargarsi il muco viene spinto in vagina e tu vedrai fuoriuscire delle perdite gelatinose e capirai che il collo uterino ha cominciato a dilatarsi. I’aspetto del tappo mucoso può essere chiaro, rosa o leggermente striato di sangue. Il parto può iniziare subito dopo la perdita del tappo mucoso oppure 1-2 settimane più tardi.

data partoLE CONTRAZIONI UTERINE

Le contrazioni uterine servono a dilatare la cervice e spingere il bambino all’esterno fuori dall’utero. Durante le contrazioni uterine l’addome diventa duro, mentre fra una contrazione e l’altra, poichè l’utero si rilassa, l’addome ritorna morbido. La contrazione viene percepita in modo molto diverso da ciascuna donna e anche diversamente da un parto all’altro. Generalmente però le contrazioni da parto generano un dolore sordo e fastidioso nella regione lombare e nel basso addome, con un aumento della pressione nella pelvi. Le contrazioni hanno una andamento a “onda”, dalla parte alta dell’utero sino alla parte bassa. Molte donne descrivono le contrazioni come una sorta di crampo mestruale forte.

Qual’e’ la differenza fra vero e falso travaglio? Prima che il vero travaglio cominci tu puoi avere dei “falsi dolori” da travaglio. Questi dolori data presunta partosono provocati da contrazioni chiamate ”di Braxton Hicks”. Queste contrazioni uterine irregolari sono perfettamente normali, sono preparatorie al vero travaglio, e possono comparire dal secondo trimestre, sebbene siano più comuni nel terzo trimestre di gravidanza. Le contrazioni di Braxton Hicks possono essere descritte come un irrigidimento della zona addominale che va e viene. Non sono ravvicinate, non aumentano camminando, la loro durata e il dolore non aumentano con il passare del tempo, a differenza delle vere contrazioni del travaglio di parto.

Come faccio a capire quando arriva il vero travaglio? Per capire se sta arrivando il vero travaglio chiediti alcune cose: Quanto spesso vengono le contrazioni?  Cambiano con il movimento? Quanto sono forti? Dove senti dolore?

Nel falso travaglio le contrazioni sono spesso irregolari e non sono ravvicinate, possono fermarsi quando cammini, riposi, o quando cambi posizione, sono generalmente deboli e non diventano più forti col passare del tempo. Oppure possono essere più forti all’inizio e poi diventare più deboli. Le contrazioni vengono generalmente avvertite nella zona addominale anteriore o nella zona pelvica.

Nel vero travaglio le contrazioni vengono a intervalli irregolari e durano circa 30-70 secondi. Con il passare del tempo divengono più ravvicinate, continuano anche se ti muovi e cambi posizione, generalmente iniziano nella zona lombare bassa e si irradiano verso la parete addominale anteriore.

travaglioCOS’E’ L’APPIANAMENTO E LA DILATAZIONE DELLA CERVICE?

Durante il travaglio di parto la tua cervice diventa sempre più sottile e sempre più corta, stirandosi e aprendosi intorno alla testa del bambino, come un imbuto. L’accorciamento e assottigliamento  è detto APPIANAMENTO, ed è misurato in percentuale, da 0% a 100%. Quando la cervice ha uno spessore dimezzato il suo appianamento è del 50%. Quando è completamente assottigliata è del 100%. Già settimane prima del travaglio il ginecologo ti può comunicare che è presente un iniziale appianamento del collo uterino. Questo meccanismo è preparatorio al travaglio e generalmente è causato dalle contrazioni di Brackston Hicks di cui abbiamo parlato. Lo stiramento e l’apertura della tua cervice è detta DILATAZIONE ed è misurata in centimetri; la dilatazione è completa a 10 cm. L’appianamento e la dilatazione sono l’effetto diretto di valide contrazioni uterine sulla cervice. I’andamento del travaglio è misurato dal progressivo appianamento e dalla dilatazione della cervice che permetteranno il passaggio del bambino nella vagina.

COSA SUCCEDE SE MI SI ROMPONO LE ACQUE?

Quando si rompono le membrane amniotiche (il sacco pieno di liquido che circonda il bambino in gravidanza) puoi avere la sensazione di una improvviso fiotto di liquido che esce rapidamente dalla vagina o di uno sgocciolio di liquido che scivola sulle gambe. Questo liquido è generalmente privo di odore e può essere chiaro o leggermente giallino. Se si rompono le acque ti consiglio di scrivere l’orario della rottura, quanto liquido è uscito, che tipo di liquido è, e poi chiamare il tuo ginecologo. Sebbene il travaglio possa non partire immediatamente dopo la rottura, il parto avverrà entro 24 ore. Infine ricorda che non tutte le donne hanno la rottura spontanea delle acque durante l'inizio del travaglio. In molti casi sarà il ginecologo a rompere le membrane quando sarai già ricoverata in ospedale, a travaglio avanzato .

COME FACCIO A CAPIRE QUANDO DEVO ANDARE IN OSPEDALE?

Quando pensi che il tuo “vero” travaglio sia iniziato comincia a controllare la durata delle contrazioni. Le contrazioni iniziano lievi, non molto dolorose, generalmente partono ogni 15 – 20 minuti e durano da 60 a 90 secondi. Poi le contrazioni diventano più regolari sino ad avere un intervallo di 5 minuti. Tu dovresti andare all’ospedale quando hai contrazioni forti, che durano 45 – 50 secondi e partono ogni 4 – 5 minuti.

COSA POSSO FARE PER MIGLIORARE I DOLORI DEL TRAVAGLIO?

Durante il primo stadio del travaglio di parto (detta fase latente) la cosa migliore è rimanere a casa e aspettare. Ci sono alcuni accorgimenti che ti possono aiutare:

  • Cerca di distrarti, fai una passeggiata, guarda un film ecc.
  • Fatti un bagno (meglio di no se le tue acque si sono rotte) o una doccia calda
  • Prova a dormire o fare un pisolino. Hai bisogno di accumulare energia per il travaglio di parto!

QUANDO DOVREI CHIAMARE IL MIO GINECOLOGO O ANDARE IN OSPEDALE?

Quando tu capisci di essere nella fase attiva del travaglio  devi chiamare il ginecologo o contattare l’ospedale. Lo devi chiamare anche se:

  • pensi che ti si siano rotte le acque
  • stai sanguinando
  • ti sembra che il bambino si stia muovendo meno del solito
  • le tue contrazioni sono veramente dolorose e insopportabili, e sono ritmiche, ogni 5 minuti, da almeno un’ora.

E POI??? .....IN BOCCA AL LUPO!!

COSA POSSO FARE PER MIGLIORARE I DOLORI DEL TRAVAGLIO?

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GRAVIDANZA DOPO 40 ANNI

Qualche volta mi sento chiedere da donne di quaranta anni: “Quanto posso aspettare ancora, prima di fare un figlio?”

ASPETTARE ANCORA?? A QUARANT'ANNI??

Forse l’argomento merita qualche chiarimento.

La fertilità cambia nel corso della vita. Questo è un dato di cui dovremmo essere consapevoli!

Nelle ragazze, l'inizio del periodo riproduttivo è caratterizzato dalla comparsa della prima mestruazione e della ovulazione; dopo la menopausa la donna non ha più l'ovulazione. Generalmente il potenziale riproduttivo diminuisce a mano a mano che l'età avanza, e si calcola che la fertilità diminuisca drasticamente 5 - 10 anni prima della comparsa della menopausa.

Nella società odierna sta diventando sempre più frequente posticipare l’età della prima gravidanza. Le cause socio-culturali sono varie: dal cambiamento dello stile di vita al prolungarsi degli studi, dalla difficoltà a trovare un lavoro alla crisi economica incombente, ecc. Ma, anche se oggi le donne sono più longeve, hanno una maggiore attenzione alla loro salute e sono più sane, il miglioramento della condizione di vita non modifica affatto il declino naturale della fertilità legata all'età. E questo declino può avvenire molto prima di quanto le donne possano immaginare….

Il feto femmina, intorno alla 20ª settimana di gestazione, ha la massima quantità di ovociti della sua vita (uovo femminile, 6-7 milioni). Già alla nascita, però, la bambina ha una quantità di ovociti nettamente inferiore alla fase fetale (1-2 milioni).  Con il passare degli anni, il numero di ovociti nelle ovaie diminuisce per un processo naturale di degenerazione (atresia). Superati i 30 anni, una donna conserva solamente il 12% degli ovociti iniziali; a 40 anni la percentuale scende al 3-4% per diventare quasi nulla dopo i 45 anni.

Il periodo riproduttivo migliore della donna è dai 20 ai 30 anni. La fertilità diminuisce gradualmente dopo i trent'anni, in particolare dopo i trentacinque. Una donna sana e fertile di trent'anni ha il 20 % di possibilità di avere una gravidanza per ogni tentativo mensile. All'età di 40 anni la chance di avere una gravidanza ad ogni ciclo  è inferiore al 5 %. La diminuzione della quantità di ovociti è detta “riduzione della riserva ovarica”. La riserva ovarica diminuisce drasticamente molto prima dell’inizio della menopausa e la maggior parte delle donne dopo i 45 anni non riuscirà ad avere più una gravidanza. Queste percentuali sono estremamente reali, sia per il concepimento naturale che per le tecniche di procreazione assistita come la fertilizzazione in vitro. Sebbene le storie che compaiono sui media e sui siti gossip inducano a credere che sia sempre possibile, con il ricorso a tecniche di procreazione assistita (FIVET, ICSI ecc.), avere una gravidanza, l'età della donna condiziona pesantemente il successo di questi trattamenti. Infatti dopo i 45 anni gli ovociti perdono totalmente la loro capacità riproduttiva e le gravidanze si ottengono generalmente mediante l'ovodonazione (cioè ricevendo l'ovulo da una donna donatrice giovane). La perdita della capacità riproduttiva età-dipendente è strettamente correlata al declino della qualità e della quantità degli ovociti.RIUSCIRE AD AVERE UN BAMBINO

Il peggioramento qualitativo degli ovociti legato all'età provoca, oltre a una diminuzione della percentuale delle gravidanze, anche un aumento del numero degli aborti spontanei. Si verifica infatti una maggiore frequenza di alterazioni genetiche chiamate aneuploidie (presenza di un numero irregolare di cromosomi nell’ovocita) il che significa che, se la fertilizzazione ha successo, l'embrione avrà comunque delle alterazioni cromosomiche. Ben conosciuta è la sindrome di Down in cui l'embrione ha un cromosoma 21 in più. La maggior parte di questi casi con un numero di cromosomi alterato esita in aborti.

Qual'è dunque l'età massima per avere un figlio?

È di essenziale importanza che le donne che desiderano una gravidanza siano informate e consapevoli dell’impatto dell’età sulla fertilità. Le donne con più di 37 anni che stanno provando ad avere una gravidanza dovrebbero intraprendere un percorso diagnostico e terapeutico già dopo sei mesi di fallimento, o anche prima se esiste una precisa indicazione clinica.

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L’ABORTO SPONTANEO: UN INCIDENTE IN GRAVIDANZA

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ABORTOTi è capitato per la prima volta, ma se ti guardi intorno e chiedi a qualche amica, scopri che tante hanno avuto un aborto spontaneo! E ora, cosa succederà? C’è qualcosa in te che non funziona? E’grave? Potrai mai avere un bambino?

Rilassiamoci e cerchiamo di dare qualche risposta.

L'ABORTO SPONTANEO

L’ aborto spontaneo è l’interruzione della gravidanza prima della 25° settimana di gestazione. Si calcola che circa il 50 % di tutte le gravidanze (conosciute o ancora sconosciute, cioè prima del ritardo mestruale), e il 15 – 25 % delle gravidanze già diagnosticate, esiti in aborto spontaneo.

Quindi è molto frequente!

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LE CAUSE DELL’ABORTO SPONTANEO RIMANGONO MOLTO SPESSO SCONOSCIUTE.

ABORTO PRECOCEL'ABORTO PRECOCE (primi 2 – 3 mesi di gravidanza)

La maggior parte degli aborti (80%) avviene nei primi 3 mesi di gravidanza. L'aborto precoce è causato, nella maggior parte dei casi, dalla presenza nel bambino di alterazioni genetiche o cromosomiche, non ereditarie, cioè non trasmesse dai genitori, che compaiono a caso durante la replicazione delle cellule embrionali.

L’interruzione della gravidanza avviene molto presto, e in questi casi a nulla valgono le terapie, il riposo a letto o altro per evitare l’aborto! Tu non hai nessuna responsabilità e nessuna colpa. Non rimproverarti nulla! L’aborto in questi casi era inevitabile perché dipendeva da un’alterazione genetica così importante da essere incompatibile con la vita del bambino.

ABORTO TARDIVO  (14 – 24 settimane)

La causa di aborto dopo le 14 settimane può essere una malattia materna:

  • infezioniABORTO E TIROIDE
  • diabete
  • malattie della tiroide
  • problemi ormonali
  • malattie immunitarie
  • alterazioni dell’utero
  • Denutrizione
  • obesità
  • uso di alcol o droghe
  • età materna avanzata
  • traumi
  • pressione sanguigna altaABORTO TARDIVO
  • medicine incompatibili con la gravidanza
  • Qualche volta nel secondo trimestre di gravidanza, il problema può essere legato alla incompetenza cervicale, cioè a un collo uterino che si dilata e provoca l’aborto.

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TIPI DI ABORTO SPONTANEO

Esistono diversi tipi di aborto spontaneo:

  • L’aborto interno, in cui anche se la gravidanza si è interrotta, l’embrione o il feto è presente e non ha attività cardiaca. Spesso non ci sono sintomi di sanguinamento o dolore e la diagnosi avviene durante un’ecografia di controllo. Il blighted ovum, detto anche uovo vuoto, è un tipo di aborto interno in cui c’è stato l’impianto dell’uovo fecondato nell’utero ma non si è mai verificato lo sviluppo dell’embrione.
  • L’aborto incompleto, in cui le membrane si sono rotte e parte del materiale fetale e ovulare è stato espulso, ma nell’utero rimangono dei residui più o meno adesi alle pareti.
  • L’aborto completo, in cui il prodotto del concepimento è stato completamente espulso e l’utero è vuoto.

La minaccia d'aborto invece è una condizione in cui i sintomi (dolore pelvico e lombare, perdita di sangue dall'utero), pur essendo il collo uterino chiuso e il feto vitale. fanno temere l'imminenza di un aborto

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I SINTOMI POSSONO ESSERE:

 

I sintomi classici sono:SANGUINAMENTO VAGINALE - ABORTO

  • Dolori addominali lievi o severi
  • Crampi
  • Dolore lombare
  • Macchie di sangue
  • Forte sanguinamento vaginale
  • Espulsione di coaguli o materiale ovulare
  • Spesso...NESSUN SINTOMO!

Molto spesso infatti la gravidanza si è interrotta ma possono passare anche settimane prima che compaiano i classici sintomi di aborto! Questo avviene perché gli ormoni prodotti dall’ovaio e dalla placenta continuano a mantenere il sacco gestazionale intatto nell’utero, anche se l’embrione non c’è, o se c’è, non è più vivo.

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COME SI FA LA DIAGNOSI

La diagnosi può essere semplice nei casi evidenti, ma a volte è complicata e richiede l’esecuzione di più controlli ravvicinati per chiarire se la gravidanza si sia realmente interrotta. La tua ginecologa ti farà fare il test delle BHCG sul sangue, una visita ginecologica accurata e l’ecografia endovaginale.

Cosa ci dicono questi esami?

BHCG E ABORTOLa BHCG si esegue mediante un prelievo di sangue che valuta l'ormone prodotto dal trofoblasto, la piccola placenta che si forma inizialmente. Se il valore è alto per l’epoca

gestazionale, bene! se è basso...

In realtà un singolo valore di BHCG non ha un netto significato predittivo, e nella maggior parte dei casi sono necessari dosaggi ripetuti per analizzare se la BHCG cresce bene,  se cresce poco o se addirittura diminuisce, a indicare la presenza di aborto in atto.

L’ecografia ci fa vedere cosa sta succedendo nell’utero. C'è il sacco gestazionale in utero? Il sacco gestazionale è grande a sufficienza o è piccolo? Si vede l’embrione? E se l’embrione si vedeECOGRAFIA ABORTO, ha il battito cardiaco? Ci sono raccolte di sangue nell’utero? Studi scientifici hanno dimostrato che, fra la dimensione del sacco gestazionale, i valori della BHCG e la mancanza di vitalità dell’embrione, esiste una stretta correlazione che permette di fare diagnosi di aborto spontaneo.

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SE VIENE DIAGNOSTICANO UN ABORTO SPONTANEO, COME SI PROCEDE?RSCHIAMENTO ABORTO

Se l’aborto è completo il materiale abortivo è stato completamente espulso. Spesso c’è un sanguinamento e un dolore pelvico che ricordano la mestruazione. L’ecografia documenta l’assenza di materiale nella cavità uterina e i sintomi regrediscono nel giro di pochi giorni. In questo caso non sono necessarie procedure chirurgiche.

 

Nella maggior parte dei casi però l'aborto è incompleto, cioè nella cavità uterina rimangono residui di materiale abortivo. La rottura del sacchetto gestazionale e le contrazioni uterine hanno parzialmente espulso i residui ma spesso parte del materiale placentare rimane adeso alle pareti dell’utero. Si rende quindi necessario effettuare un raschiamento per pulire l’utero e svuotarlo completamente.

Anche nel caso di aborto interno è necessario, dopo aver dilatato il collo dell’utero, effettuare l’estrazione del materiale abortivo. Se l’epoca gestazionale non è molto avanzata, il materiale viene rimosso con una cannula aspiratrice e poi si esegue un controllo dell'utero con l’ecografia per vedere che non siano rimasti residui. Se la gravidanza invece ha superato le 9-10 settimane, si somministrano per via vaginale dei farmaci chiamati prostaglandine che dilatano il canale cervicale e stimolano le contrazioni uterine, e poi si fa la revisione chirurgica. La procedura viene effettuata in day hospital e la ripresa delle normali attività è rapida.

Il ciclo mestruale generalmente ricompare dopo 4/5 settimane.

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SI PUÒ PREVENIRE UN ABORTO?PREVENZIONE ABORTO

Purtroppo non è possibile perchè molto spesso non ci sono segni premonitori, si scopre di avere abortito quando la gravidanza si è già interrotta e non se ne può fermare il decorso. Nella maggior parte dei casi non è possibile capire le cause del singolo aborto e non sono necessari ulteriori accertamenti. Invece nei casi di aborto ripetuto è opportuno fare esami approfonditi alla ricerca di alterazioni che possano evidenzire una causa materna da curare (infezioni, malattie autoimmunitarie, malattie della tirode ecc)

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MA E' IMPORTANTE RICORDARE CHE:

SPORT ABORTO

  • l’esercizio fisico e i rapporti sessuali non provocano aborto;
  • lavorare non fa male al bambino tranne che per alcuni lavori a rischio.
  • Avere avuto 1 solo aborto non aumenta il rischio di abortività. Infatti solo 1 donna su 100 successivamente avrà 3 o più aborti (aborto ripetuto) e comunque almeno il 60 % di queste donne con abortività ripetuta riuscirà ad avere una gravidanza a termine.

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POTRO’ AVERE UN BAMBINO DOPO UN ABORTO?

GRAVIDANZA ABORTOCerto che si!

Avere avuto un aborto non significa avere problemi di fertilità.

Quasi il 90 % delle donne che ha avuto un aborto riuscirà ad avere una gravidanza normale e un figlio.

 

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