HPV positivo: serve fare il vaccino anche se ho già contratto il virus?

Il vaccino contro l’HPV è preventivo, non terapeutico. Ma questo non significa che sia inutile per chi ha già avuto un’infezione. Vediamo perché può ancora proteggerci, come funziona e che cosa sappiamo della prevenzione delle reinfezioni.

Punti chiave dell’articolo

  • Il vaccino contro l’HPV previene nuove infezioni. Un’infezione già in corso segue il suo decorso anche dopo la vaccinazione.
  • Anche con un HPV test positivo, il vaccino può essere utile. Può proteggere dai tipi di HPV inclusi nel vaccino che non hai ancora contratto. Se la vaccinazione è indicata, puoi farla anche prima che il test torni negativo.
  • Un HPV test che torna positivo può indicare una riattivazione. A volte un’infezione precedente torna rilevabile dopo un periodo in cui il test risultava negativo.
  • Il vaccino offre il massimo beneficio prima dell’inizio dell’attività sessuale. Anche dopo i 26 anni può essere utile, in base alle vaccinazioni già ricevute e alla possibilità di nuove esposizioni al virus.
  • Lo screening resta importante anche dopo il vaccino. Continua a fare il Pap test o l’HPV test secondo il programma previsto per la tua età e le indicazioni della ginecologa.

Molte donne mi scrivono: «Dottoressa, ho scoperto di essere positiva all’HPV. Se faccio il vaccino, posso eliminare il virus?»

È una domanda comprensibile. Quando scopriamo di avere un’infezione, la prima cosa che vorremmo è trovare un modo per farla scomparire. E siccome esiste un vaccino contro l’HPV, viene spontaneo pensare che possa servire anche a guarire.

Ma non funziona così.

Il vaccino contro l’HPV è preventivo, non terapeutico. Significa che serve a prevenire nuove infezioni causate dai tipi di HPV contro i quali è diretto, ma non a curare quelle già presenti.

Questo, però, non significa affatto che una donna che ha già contratto l’HPV non possa trarre beneficio dalla vaccinazione. Per capire perché, dobbiamo prima vedere come funziona il vaccino e che cosa succede quando il virus entra nelle nostre cellule.

Come funziona il vaccino contro l’HPV?

Il vaccino stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi capaci di riconoscere e neutralizzare determinati tipi di HPV. Gli anticorpi agiscono quando il virus è ancora all’esterno delle cellule, impedendogli di entrare e di dare inizio all’infezione.

In sostanza, il vaccino prepara il nostro sistema immunitario a riconoscere il virus prima ancora di incontrarlo. E lo fa utilizzando particelle simili al virus, chiamate virus-like particles (VLP), che riproducono la struttura esterna dell’HPV ma non contengono il suo DNA. Non possono quindi provocare un’infezione.

Queste particelle inducono una risposta anticorpale molto efficace e duratura, che rappresenta il principale meccanismo di protezione della vaccinazione.

Ma che cosa succede se il virus è già entrato nelle cellule?

Perché il vaccino non elimina un’infezione da HPV già presente?

Quando l’HPV ha già infettato le cellule dell’epitelio cervicale, gli anticorpi prodotti dal vaccino non possono raggiungere ed eliminare il virus che si trova al loro interno.

A quel punto devono intervenire altri meccanismi immunitari, soprattutto quelli dell’immunità cellulare. Sono particolarmente importanti i linfociti T, cellule del nostro sistema immunitario capaci di riconoscere le cellule infettate e, in determinate condizioni, distruggerle.

Il vaccino profilattico, invece, è progettato principalmente per indurre anticorpi neutralizzanti. Pur stimolando anche alcune componenti dell’immunità cellulare, non induce una risposta terapeutica efficace contro le cellule già infettate.

Ecco perché il vaccino non cura un’infezione in corso, non fa scomparire le lesioni già presenti e non accelera la negativizzazione dell’HPV test. La risoluzione dell’infezione dipende soprattutto dalla risposta immunitaria dell’organismo.

Fortunatamente, nella grande maggioranza dei casi, il sistema immunitario riesce a controllare l’infezione e il virus diventa non rilevabile entro uno o due anni.

Solo una parte delle infezioni persiste nel tempo. Ed è soprattutto la persistenza dei tipi di HPV ad alto rischio oncogeno a poter favorire lo sviluppo di lesioni precancerose del collo dell’utero.

Se sono già positiva all’HPV, perché dovrei vaccinarmi?

«Dottoressa, allora se ho già contratto l’HPV, vaccinarmi non serve più a niente!»

Non è così.

Dobbiamo ricordare che l’HPV non è un unico virus, ma una grande famiglia di virus diversi, dei quali alcuni sono classificati ad alto rischio oncogeno. Il vaccino nonavalente attualmente utilizzato protegge contro nove genotipi di HPV: sette ad alto rischio oncogeno (16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58) e due a basso rischio (6 e 11), responsabili della maggior parte dei condilomi genitali.

Aver contratto uno di questi virus non significa aver contratto anche tutti gli altri. Per esempio, una donna positiva all’HPV16 potrebbe non aver mai incontrato l’HPV18, il 31, il 33 o gli altri genotipi contenuti nel vaccino.

La vaccinazione può quindi proteggerla dalle infezioni causate dai tipi di HPV che non ha ancora acquisito. E non si tratta di una protezione secondaria: alcuni di questi genotipi sono responsabili di una quota importante delle lesioni precancerose e dei tumori HPV-correlati.

Ma c’è un’altra ragione per cui la vaccinazione può essere utile anche dopo un’infezione precedente. Ed è un aspetto che merita di essere spiegato bene.

Il vaccino può proteggere anche dalle reinfezioni da HPV?

Per rispondere dobbiamo partire da una caratteristica particolare dell’HPV.

Aver avuto un’infezione da HPV non significa necessariamente aver sviluppato una protezione immunitaria efficace contro una successiva infezione dello stesso tipo.

Questo accade perché l’HPV si comporta in modo diverso da molti altri virus. L’infezione rimane generalmente confinata agli epiteli e non provoca una marcata risposta infiammatoria. Di conseguenza, il sistema immunitario può essere stimolato in misura relativamente modesta.

Alcune donne, dopo aver contratto l’HPV, sviluppano anticorpi specifici. Altre ne producono quantità molto basse o non sviluppano una risposta anticorpale rilevabile. E anche quando gli anticorpi sono presenti, non è detto che offrano una protezione sufficiente contro una successiva esposizione allo stesso virus.

Perché la protezione del vaccino è diversa da quella dell’infezione naturale?

Il vaccino induce una risposta anticorpale molto più intensa e generalmente più duratura rispetto a quella che si sviluppa dopo l’infezione naturale.

Questo significa che una donna che ha già contratto un determinato tipo di HPV, e nella quale l’infezione si è successivamente risolta, può ottenere dalla vaccinazione una protezione aggiuntiva contro quel genotipo.

Facciamo un esempio. Una donna ha avuto un’infezione da HPV16. Dopo qualche tempo, l’HPV test diventa negativo. Successivamente entra nuovamente in contatto con HPV16, per esempio attraverso un partner. Gli anticorpi indotti dal vaccino potrebbero neutralizzare il virus prima che riesca a infettare nuovamente le cellule.

Quindi il vaccino può proteggere non soltanto dai tipi di HPV mai incontrati, ma anche da una nuova infezione con un genotipo che avevamo già contratto in passato.

Non si tratta soltanto di un’ipotesi teorica. Studi clinici condotti su donne con evidenza di precedente esposizione all’HPV, ma senza infezione rilevabile al momento della vaccinazione, hanno osservato una riduzione delle successive infezioni persistenti e delle lesioni associate ai genotipi vaccinali.

Questo sostiene la possibilità che il vaccino offra una protezione aggiuntiva anche dopo un’infezione naturale. Questo naturalmente non significa che la reinfezione venga impedita in tutti i casi.

Se l’HPV test torna positivo, significa sempre che mi sono reinfettata?

No, e questa distinzione è importante.

Un HPV test negativo significa che, in quel momento, il DNA virale non è rilevabile con la metodica utilizzata. Non dimostra necessariamente che ogni traccia del virus sia stata eliminata dall’organismo.

In alcuni casi, infatti, il virus può persistere a livelli estremamente bassi, non rilevabili dal test, e tornare successivamente rilevabile. Quando questo accade, possiamo trovarci di fronte a una riattivazione di un’infezione precedente, non necessariamente a una nuova infezione acquisita da un partner.

Reinfezione e riattivazione non sono la stessa cosa.

  • La reinfezione comporta una nuova esposizione al virus e una nuova infezione delle cellule. È proprio questa fase che gli anticorpi vaccinali possono contribuire a impedire.
  • La riattivazione, invece, riguarda un’infezione già presente nell’organismo, anche se precedentemente non rilevabile.

Il vaccino profilattico non ha dimostrato di poter eliminare questa persistenza virale latente o di impedirne la riattivazione. Per questo è importante non attribuire al vaccino proprietà terapeutiche che non possiede.

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A quale età è utile vaccinarsi contro l’HPV?

La vaccinazione offre il massimo beneficio quando viene effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale, cioè prima di una possibile esposizione al virus. In Italia è raccomandata sia alle ragazze sia ai ragazzi a partire dall’undicesimo anno di età.

Sono previsti anche programmi di recupero per chi non è stato vaccinato nell’adolescenza. Il calendario nazionale comprende il recupero gratuito per le donne almeno fino ai 26 anni, mentre alcune Regioni hanno ampliato ulteriormente le fasce di età e le categorie che possono accedere gratuitamente alla vaccinazione.

Ma dopo i 26 anni vaccinarsi è inutile?

No. Il beneficio, però, deve essere valutato individualmente. Con l’aumentare dell’età cresce generalmente la probabilità di essere già entrate in contatto con uno o più genotipi di HPV. Questo può ridurre il beneficio complessivo della vaccinazione, che rimane una protezione contro le nuove infezioni e non contro quelle già acquisite.

Contano quindi la storia vaccinale, le precedenti esposizioni e soprattutto la possibilità di incontrare nuovi tipi di HPV in futuro. Una donna adulta che non è mai stata vaccinata e che potrebbe avere nuovi partner sessuali può ancora trarre beneficio dalla vaccinazione.

Invece, per una donna che vive da molti anni una relazione reciprocamente monogama, senza prevedibili nuove esposizioni, il beneficio aggiuntivo potrebbe essere più limitato.

L’età, quindi, è importante, ma non è l’unico elemento da considerare.

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Devo aspettare che l’HPV test diventi negativo prima di vaccinarmi?

No. Un HPV test positivo non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione.

Non è necessario aspettare la negativizzazione per poter ricevere il vaccino, quando la vaccinazione è indicata. però fondamentale sapere che vaccinarsi durante un’infezione in corso non significa curarla. Il vaccino può iniziare a costruire una protezione contro altre infezioni, ma non modifica il decorso dell’infezione già presente al momento della somministrazione.

Per lo stesso motivo non è necessario eseguire un HPV test prima di vaccinarsi allo scopo di verificare se il vaccino possa funzionare.

Se mi vaccino devo continuare a fare Pap test e HPV test?

Assolutamente sì.

Il vaccino nonavalente protegge contro sette importanti genotipi oncogeni, ma non contro tutti gli HPV ad alto rischio. Inoltre, se la vaccinazione viene effettuata dopo l’inizio dell’attività sessuale, una donna potrebbe avere già acquisito un’infezione prima di essere vaccinata.

La vaccinazione e lo screening hanno quindi due funzioni diverse e complementari.

Il vaccino serve a prevenire nuove infezioni e le malattie che possono derivarne. Il Pap test e l’HPV test servono invece a individuare precocemente le infezioni persistenti e le alterazioni cellulari che richiedono controlli o trattamenti.

Anche le donne vaccinate devono quindi seguire i programmi di screening previsti per la propria età e storia vaccinale, o gli eventuali controlli specifici indicati dal ginecologo.

In conclusione: il vaccino HPV serve anche se ho già avuto il virus?

Sì, può essere utile, ma dobbiamo sapere che cosa possiamo aspettarci dalla vaccinazione.

Il vaccino non elimina l’HPV dalle cellule già infettate e non accelera la guarigione di un’infezione in corso. Può però proteggerci da altri tipi di HPV che non abbiamo ancora contratto e può offrire una protezione aggiuntiva contro nuove infezioni da genotipi già incontrati in passato, quando l’infezione precedente non è più rilevabile.

Questo perché l’immunità prodotta dal vaccino è generalmente più intensa e duratura di quella che si sviluppa dopo l’infezione naturale.

Il beneficio individuale dipende dall’età, dalle precedenti vaccinazioni e dalla possibilità di future esposizioni al virus.


Bibliografia e fonti scientifiche

  1. National Cancer Institute – Human Papillomavirus (HPV) Vaccines. Meccanismo d’azione, efficacia e vaccinazione dopo una precedente infezione.
  2. CDC – Epidemiology and Prevention of Vaccine-Preventable Diseases, Human Papillomavirus. Immunogenicità e limiti terapeutici della vaccinazione.
  3. HPV vaccination among seropositive, DNA-negative cohorts: a systematic review and meta-analysis. Efficacia della vaccinazione in donne precedentemente esposte all’HPV.
  4. Robert Koch Institute – HPV-Impfung und HPV-Infektion. Differenze fra immunità naturale e risposta alla vaccinazione.
  5. National Cancer Institute – HPV and Pap Test Results. Significato dei risultati e possibile riattivazione delle infezioni.
  6. Ministero della Salute – Calendario vaccinale. Indicazioni italiane per la vaccinazione anti-HPV.

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