L’eredità del “trauma WHI” e la narrativa mediatica..
- L’eredità del “trauma WHI” e la narrativa mediatica..
- Confusione reale sui rischi (specie tra “orale” vs “transdermica”)
- “È una fase naturale, quindi niente farmaci”
- Formazione disomogenea e counselling poco “condivisi”
- Paura di “rischi oncologici” poco contestualizzati
- leggi anche Terapia ormonale sostitutiva: come vivere la menopausa nel benessere, azzerando i rischi
- L’Italia è in coda in Europa
- In sintesi
Dopo i primi risultati del Women’s Health Initiative (una grande ricerca sulla terapia sostitutiva ormonale dei primi anni 2000 su più di 1 milione di donne) la TOS è stata percepita come “pericolosa in generale”.

Il messaggio ha attecchito a lungo, anche se le letture più moderne hanno chiarito che il rischio dipende dal tipo di estrogeno e progestinico, la via di somministrazione, il timing d’inizio e il profilo sanitario della paziente.
Le posizioni più recenti ribadiscono che la TOS è il trattamento più efficace per i sintomi vasomotori, previene la perdita ossea, ha un profilo rischio/beneficio favorevole se iniziata entro 10 anni dalla menopausa o prima dei 60 anni, personalizzando regime e via di somministrazione.

Infine, il 10 novembre 2025 la FDA, ha deciso di rimuovere la famigerata black box (l’etichetta scritta in grassetto sui rischi di ictus, infarto, demenza e altre patologie legati alla TOS) dalle istruzioni sui farmaci ormonali per la menopausa, dando così un vistoso segnale di revisione della propria posizione sull’uso della terapia sostitutiva.
Confusione reale sui rischi (specie tra “orale” vs “transdermica”)
Nuovi dati scientifici hanno mostrato che non tutte le TOS sono uguali:
- gli schemi orali combinati sono associati a un aumento di rischio di cardiopatia ischemica e tromboembolia venosa;
- al contrario, le formulazioni transdermiche (in pratica attraverso la cute con gel o spray) non mostrano lo stesso eccesso di rischio.
Questo dato è in accordo con quanto molte società scientifiche già indicavano; ma il messaggio nella pratica quotidiana spesso non arriva.
“È una fase naturale, quindi niente farmaci”

Nei sondaggi italiani, una quota rilevante di donne riferisce che la menopausa è “naturale” e che i farmaci andrebbero evitati se non indispensabili. Questo atteggiamento pesa tantissimo sull’uso della TOS, mentre cresce il ricorso a integratori/erboristici.
Formazione disomogenea e counselling poco “condivisi”
Le società italiane (es. SIGO) spingono da anni su counselling strutturato e decisione condivisa; ma nella realtà molte pazienti ricevono informazioni parziali o contrastanti e i professionisti hanno approcci molto diversi tra loro.
Il risultato è: poche prescrizioni , interruzioni precoci, poca personalizzazione della via (transdermica vs orale), del progestinico e dei dosaggi.
Paura di “rischi oncologici” poco contestualizzati

Il timore del tumore al seno resta il primo stop mentale, anche quando il profilo della paziente è favorevole e il rischio assoluto aggiuntivo (se presente) è molto piccolo e modulabile con scelte di molecola, via di somministrazione e dosaggio. La confusione aumenta quando si sommano titoli giornalistici sensazionali: meglio attenersi alle linee guida recenti che aiutano a rimettere i numeri nella giusta cornice.
leggi anche Terapia ormonale sostitutiva: come vivere la menopausa nel benessere, azzerando i rischi
L’Italia è in coda in Europa
Le stime più citate parlano di ~4–7% di italiane che usano la TOS, con forti differenze territoriali storiche. Il quadro nazionale resta di sottoutilizzo rispetto al bisogno clinico.
In sintesi
Le italiane non fanno la TOS per un mix di paure ereditate, disinformazione e barriere economiche, in un contesto sanitario che fatica a proporla nel modo giusto.
Eppure oggi, grazie a formulazioni più sicure e personalizzabili, la terapia ormonale può restituire energia, protezione e benessere duraturo.




