ALZHEIMER, LA PESTE NERA DEL VENTUNESIMO SECOLO? NOTIZIA FLASH

Alzheimer“A chi la tocca la tocca”, dice Tonio parlando della peste nera nel romanzo “I Promessi Sposi”.

Sono passati oltre 400 anni dagli avvenimenti raccontati nel libro e il Morbo di Alzheimer è oggi visto come la peste del 1600: “a chi la tocca la tocca”! Senza speranza e senza riparo!

In realtà sappiamo moltissimo sull’Alzheimer e, se non siamo in grado ancora di curarlo, sappiamo come prevenirlo e probabilmente anche come diagnosticarlo in fase precoce.

Innanzitutto che cosa è l’Alzheimer?cosa è l’Alzheimer

È una forma di demenza degenerativa  progressiva invalidante, che di solito si presenta oltre i 65 anni di età. Oggi in Italia sono affetti da Alzheimer circa 800 mila persone. È stato stimato (Brookmeyer 2006) che entro i prossimi 40 anni nel mondo 1 persona su 85 ne sarà affetta.

La malattia è caratterizzata dalla presenza nel cervello di accumuli extracellulari di una sostanza detta proteina beta-amiloide. Tali accumuli, che si organizzano in placche, sono specifici della malattia e, depositandosi nel tessuto cerebrale provocano un’alterazione della vascolarizzazione e la morte delle cellule. Ma la ricerca ha evidenziato un fatto sorprendente. Si è potuto dimostrare che queste placche, anche se piccolissime, si possono già rintracciare nel cervello di soggetti di 20 anni perfettamente normali dal punto di vista cognitivo.

L’importante ruolo della prevenzione

Ricercatori del King’s College di Londra hanno dichiarato che, con una idonea prevenzione, l’incidenza della malattia nel mondo potrebbe diminuire di circa il 9% entro il 2050. Sono stati presi in considerazione  sette fattori di rischio per la malattia: fumo, obesità, diabete, ipertensione, depressione, mancanza di sport, basso livello educazionale. E’ stato calcolato che tutti questi fattori insieme sono responsabili di circa il 50%  dei casi di Alzheimer nel mondo.come prevenire l’Alzheimer

Il Prof. Tagliavini, dell’Istituto Besta di Milano, ha dichiarato che dall’Alzheimer ci si può difendere come dal cancro, cioè iniziando a correggere i fattori di rischio suesposti mentre la malattia non è ancora evidente.

E’ importante sapere che l’ipertensione o il diabete non trattati provocano un danno vascolare cerebrale, così come la sedentarietà, il fumo e una dieta squilibrata. In particolare, per quanto riguarda la dieta, l’assunzione di  acidi grassi insaturi (i famosi omega 3) almeno una volta a settimana e il consumo di molta frutta e verdura sembra preservare i centri della memoria e delle funzioni cognitive. Stesso discorso per alcune vitamine, soprattutto la D, che introdotta attraverso latte, latticini, uova e pesce in forma inattiva, deve poi essere attivata con l’esposizione della pelle alla luce solare.

Ultimo e non meno importante fattore di prevenzione è l’attività fisica, la quale potenzialmente aumenta il numero di vasi cerebrali nelle aree deputate alla motricità, ma deputate anche alla memoria, all’emotività e al linguaggio. Lo sport che sembra avere un maggiore effetto preventivo è il tennis. Sembra infatti che in questo sport le funzioni cerebrali siano spinte al massimo (decisioni veloci, scelte tattiche, interpretazione dei messaggi che partono dall’avversario, valutazione della propria situazione fisica al momento, ecc.), tenendo attive e aumentando le connessioni neuronali .

Diagnosi precoce.

diagnosi AlzheimerOggi sappiamo che nel circa il 50% dei malati l’Alzheimer viene diagnosticato troppo tardi, cioè quando ormai troppe aree del cervello sono devastate dalla malattia.

Attualmente sono in fase sperimentale due test volti ad individuare precocemente le placche di amiloide nel tessuto cerebrale. Esistono infatti due zone nel cervello umano che possono essere considerate come delle “estroflessioni” di tessuto cerebrale esposto all’esterno: la mucosa olfattiva e la retina. All’ultimo Congresso Mondiale sull’Alzheimer sono stati presentati risultati molto lusinghieri circa la diagnostica precoce sulla retina. Si è visto che la quantità delle placche di amiloide che si formano nella retina, corrisponde più o meno alla percentuale di placche che si formano nel cervello.

Insomma, tutti risultati non conclusivi, ma……….grandi passi avanti!

Scritto da:
Dottoressa Cinzia Pajoncini

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